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OTT
05
2010

ROM E SINTI PROTAGONISTI DELLA LORO STORIA

La presenza Rom e Sinta non può essere considerata un emergenza, abbiamo traccia delle prime presenze nel 1422 a Bologna, oggi la loro presenza è di 170 mila unità di cui 2/3 italiani, semmai una sfida per definire un nuovo progetto di accoglienza e di riconoscimento dei diritti.

Invece ciò che assistiamo è la continua drammatizzazione, campagne mediatiche all’insegna dell’odio verso il diverso.

In questi mesi abbiamo assistito a prese di posizione sia della Francia e del Parlamento Europeo che il 9 di settembre con una risoluzione affermava “Il diritto di tutti i cittadini dell’Unione e dei membri delle loro famiglie di circolare e soggiornare liberamente in tutta l’Ue è uno dei pilastri della cittadinanza dell’Unione stessa, come definito dai Trattati”. E che   “le espulsioni di massa sono vietate dalla Carta dei Diritti Fondamentali e dalla Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle Libertà fondamentali, quindi tali misure sono in violazione dei trattati e delle leggi della Ue”

In ogni caso la situazione della popolazione rom e sinta si presenta, soprattutto in Italia, quanto più drammatica, stretta tra spinte isolazioniste e di segregazione, emarginazione e una richiesta pressante di integrazione che viene da molti di loro e che si sono fatti sentire il 4 di settembre con una manifestazione contemporanea in Italia e Francia.

Quindi se la presenza Rom e Sinta non può essere considerata una emergenza come ha risposto fino ad ora la politica? Purtroppo ad oggi gli interventi realizzati non hanno prodotto grandi risultati e quindi una riflessione si impone. Da qui l’esigenza di cambiare l’approccio che deve considerare la centralità delle persone e dei loro rappresentanti, non autoproclamati ne coptati ma scelti dalla comunità stessa e che permettono il loro diretto protagonismo.

Inoltre è venuto il momento che oltre a chiedere il rispetto della legalità, così come a tutti i cittadini presenti nel territorio italiano, si avvii un percorso di inserimento sociale partendo dal superamento dei pregiudizi, ostacolo all’integrazione. Pregiudizi duri a morire che passano attraverso articoli di giornale, banalizzazione dell’apporto della cultura Rom alla cultura europea; mancato riconoscimento delle competenze: la risoluzione del parlamento europeo dell’11 Marzo 2009 affermava: “ la grande maggioranza dei laureati rom non fa ritorno alla propria comunità dopo il completamento degli studi universitari e che alcuni di essi negano le proprie origini o non sono più accolti nella loro comunità quando cercano di farvi ritorno.

Quindi è evidente che non si possa basare gli interventi solo sugli aspetti sociali e assistenziali ma debbano essere anche culturali, per valorizzare la cultura romanì, superando gli interventi che si preoccupano di “gestire” o “tutelare”, evitando ogni forma di crescita dell’autonomia e della normalità per i rom per passare dalla mediazione culturale alla partecipazione.

La centralità delle politiche di integrazione devono coinvolgere in particolare i bambini e la scuola dove non ci si può limitare alla semplice frequenza ma si deve riservare un attenzione al successo scolastico, ed è sempre più vitale superare la condizione del “campo nomadi” spesso giustificato come elemento di valorizzazione della cultura Rom e sinta e in realtà strumento di segregazione e alienazione dal contesto comunitario principale.

L’integrazione costa in termini culturali, in termini economici ma è una strada che non non ha alternative e in termini di costi sociali costituisce un investimento per una società inclusiva e democratica.

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