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NOV
28
2010

UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE EFFICACE ED EFFICIENTE: UN OSSIMORO O UN’ESIGENZA PER IL PAESE?

Il Documento di Programmazione Economica della Finanza Pubblica 2011/2013 afferma che l’innalzamento dei livelli di produttività della pubblica amministrazione e l’efficienza e l’efficacia del sistema amministrativo, che assorbe il 52,5% del PIL, possono avere un impatto nell’economia determinando una crescita del 1,7% che, nell’arco di venti anni, determinerebbe +17% del prodotto.

Gli Italiani perdono in media un ora al giorno, festivi compresi, della loro vita nella burocrazia italiana: gli stranieri un terzo di più.

In questa prospettiva e, stante la crisi economica e sociale imperante, si fa sempre più forte l’esigenza di investire nella pubblica amministrazione recuperando l’efficienza e l’efficacia, un obiettivo da raggiungere, soprattutto per coloro che gestiscono e svolgono funzioni di amministratori.

In questi ultimi quindici anni il Governo, superata la fase del “piè di lista”, l’ancestrale sistema di strutturazione dei bilanci per cui alla fine dell’anno, fatti i conti, se non tornavano con le entrate, era sufficiente chiedere perché venisse dato, ha imposto agli amministratori costanti manovre che si limitavano a contenere il deficit e il debito in rapporto al PIL. Patto di stabilità e contenimento della spesa pubblica hanno in realtà prodotto: blocco dei pagamenti della PA alle imprese private a Giugno 2010; blocco del turn over del personale, determinando l’innalzamento dell’età media dei funzionari a più di 50 anni; tagli lineari che hanno avvantaggiato le amministrazioni non virtuose, perché tagliando tutti gli enti di una stessa percentuale su spese storiche, coloro che avevano già ottimizzato le loro spese subiscono un ulteriore taglio ingente, che collassa la capacità di spesa, a fronte del taglio, di fatto ininfluente per gli enti “spreconi”: ad esempio, tagliando indiscriminatamente l’ 80% della spesa storica per rappresentanza, chi sprecava con 2 milioni di euro, si ritrova con 400.000 euro, una capacità ancora spendibile; chi aveva già atomizzato, a pari livello di ente, la stessa spesa a 200 mila euro, rimane con una totalmente insufficiente capacità di spesa di 40.000 euro. La beffa, perché di fatto è stato premiato l’ente sprecone e non quello virtuale: anzi esso viene mortificato nella sua politica per ridotto all’incapacità di spesa.

In questo modo si è privilegiato un approccio teso a destrutturare un sistema, senza in realtà fare scelte atte a costruire una PA moderna capace di essere fattore di crescita, e non un semplice costo; ma un vero e proprio investimento per un Paese, quale il nostro, che sembra oramai destinato a un lento declino forte del suo passato; ma debole nell’affrontare le sfide del presente.

Il processo di decentramento amministrativo, e il corrispondente rafforzamento e centralità del sistema europeo, ha accresciuto i centri di spesa e decisionali senza accrescerne proporzionalmente la responsabilità. Nel contempo si è smarrita nelle amministrazioni la separazione dell’ambito amministrativo da quello politico, producendo una commistione nelle diverse responsabilità, al punto che oggi l’imperativo di “meno Stato” ha determinato un’esplosione della spesa pubblica, irrigidito i bilanci e depresso le competenze, le capacità e le professionalità della PA, soprattutto nei suoi settori epicali.

Cosa Fare?

È urgente una cura immunodepressiva che rimetta al centro l’individuo con la sua professionalità e capacità, partendo dalla dirigenza della PA; ridefinire la mission dei diversi livelli amministrativi determinandone gli ambiti, le funzioni (Governo, Regioni, Provincie e comuni), ripensare il ruolo dell’amministrazione pubblica attraverso un processo di responsabilizzazione, definendo dei criteri di valutazione di efficienza ed efficacia in quanto motore di sviluppo; determinazione di costi standard per uniformare il sistema delle pubbliche amministrazioni atti a rispondere in maniera uguale a bisogni uguali dei cittadini.

Per procedere a questa analisi è necessario uniformare la redazione dei bilanci attraverso criteri univoci: promuovere una nuova adesione da parte degli amministratori e dei funzionari all’idea di etica pubblica fondata sull’etica della responsabilità, basata sull’adozione dei migliori parametri gestionali e la massima trasparenza nella procedura amministrativa.

Valorizzare la capacità e le competenze presenti nella PA attraverso un sistema di formazione continua, favorendo il turn over; ridurre, non essendo sufficiente la seppur difficile informatizzazione, le procedure amministrative semplificandole sia per i cittadini che per le aziende; ridurre i tempi di erogazione delle prestazioni e favorire lo sviluppo dei nuovi settori produttivi, come la green economy in un’ottica di BIL invece di PIL.

Ripartiamo dalle funzioni e ruolo delle amministrazioni, affermiamo la centralità di una nuova etica della responsabilità per una nuova stagione di governo.

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