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GIU
02
2012

DEMOCRAZIA PARITARIA: UNA SFIDA CHE LE DONNE PER PRIME DEVONO COGLIERE

INTERVENTO ROMA 25 MAGGIO 2012

Perché un dipartimento di democrazia paritaria? Cos’è che tiene fuori dalla politica e limita il pieno riconoscimento della soggettività femminile?

Sarebbe banale e fuorviante pensare che un più agevole accesso al mondo del lavoro o  l’esercizio della partecipazione ad una politica attiva, per alcune, siano sufficienti al pieno riconoscimento della soggettività politica femminile ed è elementare pensare che il percorso del riconoscimento passi soltanto attraverso la sola promulgazione di  leggi favorevoli al genere, appartenendo, l’identificazione di un’altra soggettività – diversa ma eguale – alla modifica di strutture e sovrastutture  che richiedono un approfondimento più complesso.

Storicamente, l’ostacolo principale al pieno riconoscimento della cittadinanza femminile è stato determinato dalla netta separazione tra pubblico e privato, risultato di un sistema economico sociale occidentale,ma non solo, dove le libertà civili fanno riferimento soprattutto alla vita pubblica e maschile, mentre l’ambito privato è caratterizzato dal femminile.

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Il pensiero politico femminile, sin dagli albori, ha sostenuto l’interdipendenza tra pubblico e privato,  nel secolo appena passato  si è sviluppata una sfera intermedia che ha tentato di assorbire la sfera privata e quella pubblica nella sfera sociale, ma siamo sicure che sia sufficiente  l’attrazione del privato nel pubblico, ? Sostiene la Arendt che “il pubblico è divenuto funzione del privato e il privato è divenuto l’unico interesse rimasto”.

In realtà, la commistione tra pubblico e privato, fino all’annullamento dell’ambito privato (a cominciare dal corpo che diventa luogo pubblico, luogo di legislazione e di decisioni di esperti) lascia irrisolta la vera questione che  non definirei più femminile, ma democratica: la scarsa presenza femminile nei luoghi dove si crea la decisione, e dunque la insufficiente rappresentanza politica. .

E’ anche vero che, in Italia, l’esistenza di visioni differenti tra donne che hanno affrontato il tema del femminismo e del rapporto tra donne e mondo delle istituzioni, ( con da un lato le donne che hanno ritenuto opportuno confrontarsi con esso e donne che hanno volutamente praticato una autoesclusione dalla politica “attiva”) ha frenato, in parte, la promozione delle pari opportunità, rallentando un processo che in altri Paesi d’Europa è da tempo più praticato.

Allo stesso modo, l’elemento, ancora fortemente connaturato nel nostro Paese, di una visione della donna come fulcro centrale di una famiglia  ancora chiusa e monolitica, ( secondo uno studio recente l’Italia è il paese dove esiste ancora una forte disparità,  77% , della condivisione dei lavori domestici tra partners; V. A. Sarlo , F. . Zajczyk , “Dove batte il cuore delle donne?, Voto e partecipazione politica in Italia”), fa sì che, in mancanza di serie politiche di Welfare, le donne non sono poste in grado di affrontare tematiche di studio ed approfondimento necessarie per la loro presenza nel mondo della “Politica”.

Le donne, comunque, ove arrivano a raggiungere l’esperienza politica, hanno, nella maggioranza dei casi, riportato la mediazione tra pubblico e privato utilizzando come background la capacità di ascolto, la minore competitività, l’attitudine al lavoro di squadra che  contraddistingue il loro modo di esistere nell’ambito della comunità. Chiaramente le logiche del sistema economico sociale basato sul depauperamento, l’applicazione di modelli culturali e politici astratti frutto di situazioni di dominio, non si conciliano con questo approccio, a meno che non si cambi l’agenda e si mettano in discussione i temi della politica, ponendo come prioritari in questa fase di grave crisi economica ma anche valoriale e di idealità, temi quali la sanità, l’ambiente, il welfare,dimostrando che anche in economia, oltre che in politica, una maggior presenza di donne,renderebbe più equilibrato il mondo.

La democrazia dovrebbe basarsi sul riconoscimento della pluralità delle esperienze che si confrontano, senza annullarsi e anzi puntando a realizzarne la sintesi. Invece assistiamo a una classe dirigente che si sceglie per cooptazione, che da sempre risponde a logiche maschili, mentre le donne privilegiano gli ambiti dove sono centrali le doti della socializzazione della conoscenza, della formazione e che sviluppano doti di ascolto e di dialogo che dovrebbero essere fondamentali in una democrazia compiuta e non formale che decide per tutti,anche in quegli ambiti dove maggiormente sarebbe necessario ascoltare, condividere e rispettare le diverse istanze, ( basti vedere cosa è avvenuto, in Italia, per la fecondazione assistita).

Noi vogliamo che donne si assumano il compito di far emergere queste contraddizioni, attribuendosi la responsabilità di fondare un nuovo progetto di Società dove la cittadinanza e la vita democratica siano una pratica e non una semplice determinazione per legge.

Oggi più che mai dobbiamo anche fare il conto con il nostro passato, rivedere la storia che stiamo lasciando alle spalle, un lavoro che va fatto  senza rimpianti.

In questi ultimi 60 anni le donne, fino ad allora escluse anche formalmente dall’esercizio dei diritti di cittadinanza, sono diventate “soggetti di democrazia” oltre che “soggette alla democrazia“ non solo grazie alle leggi, ma attraverso un processo di riconoscimento di sé e soprattutto dei meccanismi che le avevano escluse dai luoghi decisionali della politica e della società.

Cittadine, non attraverso il semplice riconoscimento legislativo, ma attraverso un processo che passando dal governo del se è giunto al governo delle istituzioni. Il riconoscimento di questo legame è stato il grande dono lasciatoci dal femminismo: la consapevolezza che si potesse incidere sulla realtà innovandola non tradendo percorsi di libertà femminile.

Quale compito attendono le donne in un mondo che cambia?

La fase di crisi attuale rischia di accelerare un processo di imbarbarimento delle relazioni, avendo come  fine  una produttività che svilisce e impoverisce l’essere umano mettendo a rischio il bene comune, le donne, grazie anche al loro diverso approccio alla politica intesa come potere, possono riportare al centro dell’azione politica il sistema delle relazioni e della cura della Cosa Pubblica come impegno e crescita, rendendo la democrazia più partecipativa e funzionale alla vita delle persone.

Il richiamare, anche attraverso il ricorso alle quote, ad una maggiore presenza femminile nelle istituzioni non rappresenta un semplice gagliardetto di maggiore democraticità né la rivendicazione di una minoranza svantaggiata poiché la presenza femminile è presupposto e indice di istituzioni che praticano un maggiore ascolto, pluralità e progresso per un effettivo benessere e convivenza.

Ma va ascoltata, anche dalle donne, una delle voci più autorevoli della cultura sociologica italiana,quella di Chiara Saraceno che nell’ultimo lavoro, “Cittadini a metà”, rimprovera alle donne dei partiti di non essere abbastanza combattive, nella richiesta di democrazia paritaria, nei confronti dei loro stessi partiti di provenienza, in nome di un mal inteso senso di “fedeltà” o di Realpolitik, ricordando che, una mancanza di coraggio e di fantasia da parte delle stesse donne politiche, rischia di spezzare “ l’ormai fragile filo che le lega ai movimenti delle donne che sono diventati sempre più impazienti ed organizzati”.

Oggi la politica delle donne vuole non lo sterile riconoscimento di una rappresentanza o il richiamo alle conquiste del passato e nemmeno la fatalistica accettazione di identità prestabilita e spesso delineata da chi il potere lo gestisce ma richiede che la differenza diventi una prassi per una democrazia sociale realmente praticata.

Solo un nuovo soggetto politico, quello delle Donne, può realmente contribuire a rendere realistiche le nuove politiche di welfare, un esempio per tutti, la questione della conciliazione considerato troppo spesso un problema che riguarda il mondo femminile, anziché una risorsa per il Paese, per liberare nel mondo del lavoro quelle energie che emergono dal lavoro femminile e contribuiscono ad aumentare il mitico PIL .

Nuovi tipi di servizi per il Welfare vanno inventati, soluzioni  che  permettano di costruire politiche per conciliare lavoro, famiglia e tempo libero ed anche contribuire ad una nuova immagine di uomo  alla ricerca di nuove forme di paternità.

Una politica delle donne che non vuole l’irrigidimento delle differenze ma che parte dalle pratiche e dall’esigenza di portare il tessuto delle relazioni umane nel tessuto della politica per divenire il momento essenziale della pratica politica..

Perché, quindi un dipartimento per la democrazia paritaria?

Un luogo di sintesi politica al servizio di coloro che dovranno essere invogliate a impegnarsi, una struttura di sostegno a coloro che impegnate nel partito e per il partito siano consapevoli del compito  che vogliamo assumerci: ricostruire un nuovo modello di Società rispettosa delle esigenza delle donne e uomini di questo Paese, dell’Europa e del mondo, rappresentare un luogo di consapevolezza della politica delle donne al servizio e per la costruzione di una società basata sul bene comune.

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