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GIU
03
2012

LA FAMIGLIA ELEMENTO CENTRALE DELLA SOCIETA’. LUOGO DI CRESCITA FONDATA SULLA RELAZIONE E LA DONAZIONE ALL’ALTRO

Vorrei iniziare dal riferimento inserito nella lettera di invito di Mons. Santucci all’incontro organizzato dalla diocesi lo scorso novembre su famiglia ed enti locali, tratto dall’enciclica della Familiaris Consortio, in cui si descrive bene la centralità nella formazione dei futuri cittadini: “la famiglia possiede vincoli vitali e organici con la società, perché ne costituisce il fondamento e l’alimento continuo, mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia, infatti, nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di quelle virtù sociali che sono l’anima della vita e dello sviluppo della società stessa”.

In realtà la famiglia non è centrale nella nostra società, improntata a un sistema di valori che valorizza l’individualismo, che ha fatto propria l’affermazione “fatti i fatti tuoi”. I nostri ragazzi vivono continui choc culturali: è, quindi, della sua centralità nella nostra società che dobbiamo ripartire.

Permettetemi di fare però anche un parallelo. La famiglia non è più centrale: oramai è entrato in crisi un modello economico e sociale, una crisi che prima di essere socio economica e una crisi di valori, è una crisi etica.

Da dove ripartire?

Io ritengo che dobbiamo partire da ciò che ognuno di noi ha sperimentato:  la prima relazione con la mamma. La nostra tradizione iconografica ci raffigura la Madre leggermente sporgente che guarda il Figlio con un misto di amore e disperazione, per la consapevolezza del suo destino, ma questo sporgersi rispetto al suo asse è anche l’attenzione, la tensione che ci porta fuori dall’IO, che ci porta all’attenzione all’altro, che ci spinge alla sua cura. Questo elemento della maternità che è in ognuno di noi non è un immagine oblativa; ma una pratica di cura che deve essere posta alla base della relazione tra individui.

Questa relazione di cura tra individui, fondata sulla responsabilità che ognuno di noi ha verso l’altro, verso le generazioni future, deve essere alla base di una nuova etica che rifondi questa società ripartendo dalla cultura del bene comune, del territorio delle sue risorse.

E’ questa l’immagine di famiglia che penso sia necessario tutelare, basata sulla relazione d’amore, di cura di dono dell’uno per l’altro.

Ma la figura della Madonna non è sufficiente a completare il quadro; sempre più ci chiediamo: e il padre? Zoia,  un noto psicoanalista, ricostruisce attraverso il mito, la scomparsa del padre e ne riscopre il ruolo nel gesto di Ettore. Il padre per troppi anni considerato un breadwinner, viene sentito dalle nuove generazioni una figura superata, si avverte l’esigenza di un nuovo protagonismo, ma a causa di un processo de costruttivo in atto da secoli, tanto da parlare di scomparsa del padre, è necessario ricostruire il suo ruolo nella famiglia e nella società.

Ma ritorniamo al gesto di ettore.

Ettore, un eroe gentile consapevole della fine di Troia dovuta alle scelte scellerate del fratello Paride, tra una battaglia e l’altra ritorna a casa; arrivato sull’uscio tende le braccia verso il figlio che spaventato dall’armatura si ritrae.

Ettore appare imbarazzato nel rapporto con il figlio: usa l’armatura per difendersi, appare straniero al suo stesso figlio. A questo punto la madre e il padre sorridono, Ettore sfila l’elmo, abbraccia il figlio e come augurio per il futuro eleva il figlio in alto con le braccia e con il pensiero. Ettore a quel punto invita con la sua preghiera a far si che suo figlio sia più forte di lui, con estrema generosità.

Ettore è un eroe, un padre di famiglia che è consapevole che non è sufficiente aver dato la vita ai figli; è necessario donarsi a loro quotidianamente e difenderli soprattutto quando la patria, Troia, è destinata a capitolare e anche lui sarà destinato a morire per mano di Achille, espressione dell’ira, della violenza. La figura del padre, Ettore, è ucciso da colui che segue il puro istinto.

Astinatte, il figlio di Eettore, avrà vita breve, privato dell’identità e dall’onore rappresentati dal padre.

Quindi anche il mito conferma la centralità nella relazione tra figli e padre e madre.

Oggi rendere centrale la famiglia vuol dire rendere prioritarie tutte le azioni che si pongono l’obiettivo di favorire, tutelare, difendere le relazioni, far diventare la relazione, la cura dell’altro al centro dell’attenzione politica.

Oggi la situazione di crisi impone agli enti di ridurre gli investimenti in termini di welfare: è quindi sempre più prioritario fare delle scelte che permettano di far crescere la società.

In primo luogo ritengo che questo delicato equilibrio di relazioni che la famiglia rappresenta, sia messo in pericolo dal clima di “femminicidio” in corso il 70% dei quali avviene nel nucleo famigliare: quotidianamente siamo assaliti da notizie di omicidio e ferimento.

Un problema che non può essere lasciato ad un ineluttabile destino e al privato famigliare; ma deve vedere al più presto una nuova normativa che abbia un coinvolgimento a 360° di tutti gli attori: Comuni, nell’approntare reti di solidarietà con il coinvolgimento del privato sociale e del volontariato per far crescere il numero dei centri anti violenza e di servizi di assistenza; le forze dell’ordine con personale a ciò specificamente adibito e formato; tribunali con sezioni dedicate.

Un altro elemento su ci lavorare è l’accesso delle donne al lavoro. L’Italia continua ad essere tra i paesi più arretrati nella graduatoria dell’indice Global Gender Gap (al 74° posto su 145 paesi; 21° posto tra quelli dell’Unione europea).

I ritardi riguardano l’accesso al mercato del lavoro, il livello delle retribuzioni, la carriera, il raggiungimento di posizioni apicali e l’iniziativa imprenditoriale.

Questo gap deriva da vari motivi: l’assenza di servizi che permettono di conciliare i tempi di lavoro e cura; ma anche il mancato riconoscimento delle diverse capacità che possono determinare un sistema di discriminazioni malcelate.

In realtà le statistiche dimostrano che favorire una crescita delle donne porta a indubbi benefici: un incremento di beni e servizi (lavanderie, baby sitter, ma anche rosticcerie ecc…) con una crescita di attività che verrebbero esternalizzate rispetto alla famiglia e la crescita di un mercato in Italia poco sviluppato, ma questo vorrebbe dire anche far crescere la ricchezza famigliare e il PIL.

Senza parlare dell’indubbio guadagno sociale di avere più donne in ruoli apicali della società, ad esempio nel governo degli enti locali e del governo e parlamento nazionale, che determinerebbero livelli di corruzione più bassi e una crescita di priorità della spesa sanitaria e di servizi di cura e istruzione.

Insomma la logica della convenienza indicherebbe le priorità: e venuto il momento di sciogliere gli indugi!

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