seguici su Facebook seguici su Twitter

Blog Post

SET
25
2012

DEMOCRAZIA PARITARIA LA SFIDA PER IL CAMBIAMENTO: PIU’ DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE

L’analisi e le proposte illustrate in questo documento sono il frutto della condivisione di donne e uomini con i quali il dipartimento di Democrazia Paritaria si è confrontato sul tema della rappresentanza di genere nelle istituzioni e nei luoghi decisionali, nonché dalla consapevolezza che c’è sempre più esigenza di maggiore democrazia e partecipazione per rispondere alla fase di anti politica e di astensionismo che rischia di minare i capisaldi del nostro sistema democratico.

Sulla base di questo presupposto il documento è stato elaborato tenendo conto delle principali analisi e testi pubblicati negli ultimi anni e con un occhio di attenzione di quanto avvenuto nell’ambito dell’impresa e del settore manageriale sia pubblico che privato, da cui sono stati mutuati l’individuazione di una serie di strumenti e approcci innovativi per un modello politico oramai superato e non in grado di rispondere con efficacia alle richieste di democrazia e partecipazione.

Parlare di democrazia paritaria, per il partito, vuol dire accettare una sfida; ma anche fare i conti con una realtà che cambia e che non coinvolge solo il nostro paese basti pensare al protagonismo delle donne nella primavera mediterranea, e dove le donne vogliono essere non più spettatrici ma protagoniste e artefici non solo del futuro proprio ma dell’intera società.

In Italia, il Global Gender Gap report del 2010 ha evidenziato che il divario tra uomini e donne sta peggiorando; siamo superati da Malawi e Ghana passando dal 72° al 74° posto su 134: e il maggior divario viene misurato per la disoccupazione femminile e la bassa presenza delle donne nelle figure apicali del sistema paese e quindi anche in ambito politico.

La questione della maggiore presenza di donne non esaurisce il problema della rappresentanza perchè non si tratta solo di una questione meramente quantitativa, e quindi formalmente legata alla quantità; ma anche alla qualità. Allo stesso modo il discorso sulla rappresentanza delle donne non può coincidere con la mera auto rappresentanza, cioè delle donne che rappresentano se stesse o il loro genere; ma rappresenta un emergenza sociale, economica e culturale e come tale va affrontata.

La presenza delle donne in politica può fare la differenza e far prendere “una diversa progettualità”.

L’esperienza dimostra che la solo presenza di donne nelle figure apicali è un elemento positivo perché agiscono per garantire alla altre donne pari opportunità occupazionali e di carriera e per combattere forme di discriminazioni di genere. Quindi la presenza di donne, in quanto forza di mutamento, rappresenta un investimento per la società e quindi anche per il partito a patto che cresca e si “consolidi”. Democrazia paritaria non significa solo mandare qualche donna in più ad assumere cariche istituzionali, dal parlamento ad altri organi ma avviare un percorso, un processo che coinvolga l’intera società: processo di cui l’incremento del numero delle donne nelle istituzioni è uno strumento non il fine.

Per tale motivo queste tematiche non possono essere considerate come “cose da donne” e quindi gli strumenti di pari opportunità, quali azioni positive, quote, principi di parità, non sono efficaci fino a quando non vengono risolte questioni di carattere sociale e culturale.

In parlamento, ad esempio, nel corso degli anni si è verificato un aumento delle senatrici e delle deputate: in questo trend sono intervenuti una serie di fattori propulsivi esterni ed una maggiore sensibilità politica verso la rappresentanza femminile, quali l’interesse all’autocandidatura o all’attuazione di dettami costituzionali dovuti all’applicazione dei regolamenti internazionali sulle pari opportunità e delle direttive europee.

Il maggiore incremento avvenne nel 1994 con l’inserimento delle “quote”, poi bocciate dalla Corte Costituzionale: la modifica in corso della Costituzione permette di riprendere questo tema, non solo nelle proposte normative; ma anche nelle modalità di selezione delle candidature da parte dei partiti.

La Corte, infatti, nel bocciare il sistema delle quote per legge, affermò che sarebbe stato positivo se gli statuti e i regolamenti dei partiti avessero introdotto delle “quote” per la selezione delle proprie candidature, come avvenuto in parte in Europa: d’altro canto, se confrontiamo la situazione italiana con quella degli altri paesi europei, si scopre che Belgio, Francia e Grecia hanno introdotto leggi ordinarie per dare attuazione alla democrazia paritaria; mentre Austria, Danimarca, Finlandia, Germania Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia hanno adottato modifiche agli statuti dei partiti o adottato delle consuetudini che hanno assicurato l’accesso paritario alle cariche elettive delle donne pur non avendo leggi ordinarie che obbligassero a ciò. Il quadro che emerge è che in tutti questi paesi si è assistito ad un raddoppio delle presenze delle donne nella rappresentanza, anche se i dati migliori, sopra il 30%, si sono avuti nei paesi dove queste misure sono state adottate direttamente dai partiti sotto forma di modifiche statutarie e consuetudinarie: sintomo quindi che la presenza di donne nelle istituzioni non può essere il frutto di una semplice imposizione normativa; ma il frutto di un processo che in Italia non può più attendere e che richiede misure anche straordinarie, ancorché normative come espressione di un cambiamento culturale sia dentro che fuori il partito.

La presenza femminile non è solo determinante all’esterno, negli organi istituzionali che governano una società, ma anche all’interno della dirigenza dei partiti che veicolano la sintesi politica e la proposta di governo con la rappresentanza democratica: una classe dirigente del partito paritaria diventa uno strumento per dare visibilità alle donne che avranno così maggiore possibilità di essere selezionate. Da questa esigenza nasce la necessità di introdurre all’interno dello statuto del partito delle norme per un nuovo equilibrio della rappresentanza.

Perché dobbiamo rispondere a questa esigenza di democrazia paritaria?

Oltre a un problema di rappresentanza, in questi anni si è posto anche un problema di astensionismo dell’elettorato femminile che risulta superiore a quello maschile. Le analisi di genere sul voto, peraltro poche e frammentarie, delineano che l’astensionismo femminile è dovuto a una maggiore distanza dal centro politico, un limitato accesso sia alle risorse dell’informazione che della comunicazione politica, sia dalla disponibilità finanziaria ridotta messa a disposizione dei partiti, nonché una lontananza da una politica che appare lontana dai valori e dalle esigenze della società ai quali le donne sono più attente. Insomma il voto femminile, orientato per anni verso i partiti di governo e conservatori, interpreta oggi una richiesta di cambiamento sia nei contenuti, che le donne maggiormente vogliono “nuovi e concreti”, sia di insofferenza di un assetto politico/partitico tradizionale.

L’assenza di donne in ruoli istituzionali ha determinato l’assenza della nascita e/o consolidamento di una leadership femminile: aspetto che invece è maturato nel Nord Europa.

Nonostante l’incremento delle donne nel parlamento, in Italia non si è ancora affermata una leadership in grado di determinare le scelte partitiche e di dettare l’agenda politica; infatti l’analisi dei dati conferma che le donne vengono penalizzate sia nella fase di selezione e che di mantenimento dei ruoli in caso di riconferma che è ancora più difficile da considerare paritaria: quindi si tratta di una presenza limitata e precaria rispetto ai propri colleghi uomini.

Dall’analisi esposta si evidenzia che l’accesso delle donne ai posti di dirigenza è determinata da fattori socio culturali per cui non si può ridurre il tema della democrazia paritaria a un semplice riconoscimento di quote. Partendo dall’assunto che non vi è “niente di neutro” è rilevante indagare gli aspetti della differenza di genere, anche se in maniera schematica per brevità: ma questo richiamo è determinante per definire una strategia ampia e complessiva.

La leadership femminile si caratterizza per una serie di tratti, che negli anni precedenti sono stati ritenuti limitanti, e che oggi, nella società che cambia, potrebbero rappresentare, se ben sfruttati, una risorsa importante: orientamento alle relazioni, lavoro di gruppo, clima di fiducia reciproca nel gruppo, leadership democratica e interattiva che incrementa in ogni membro del gruppo la propria auto percezione e valore. Si tratta di fattori determinanti in una fase di trasformazione come quella attuale: ma affinché la leadership femminile possa esprimersi con questi tratti, e non diventare la brutta copia di quella maschile o peggio essere a quest’ultima ancellare, è necessario che le donne rappresentino una massa critica e siano dotate di un potere effettivo.

Qualora la loro posizione sia minoritaria e precaria oppure confinata in luoghi a loro costruiti, quali ad esempio le commissioni pari opportunità, organismi di parità, le donne vengono viste in quanto “donne” e non come individui; vengono giudicate in base al loro conformarsi a meno agli stereotipi e sono soggette all’assimilazione alla cultura maschile, a cui, in questo contesto possono decidere se conformarsi o tentare di cambiarlo.

La leadership femminile, se in grado di assumere i suoi connotati più innovativi, non rappresenta solo uno stile diverso ma costituisce un mutamento di valori nella cultura, una nuova visione della società e della sua rappresentanza: è ciò che è avvenuto nel mondo dell’impresa dove la crescita della leadership femminile ha introdotto una maggiore attenzione ai modelli di produzione orientati al networking tra imprese, e con maggiore attenzione alla qualità e all’interazione con la società civile e le istituzioni, generando così maggiori risultati positivi.

Quindi da donne elettrici ed elette a donne attori sociali !

Quali le strategie da mettere in campo?

Mutuando da quanto avvenuto in altri ambiti riteniamo di dover indicare un percorso che passa attraverso l’uso di una serie di strumenti: “mentoring”, è colui che facilita il supermanto degli aspetti problematici per rendere visibile e importante il loro operato; il “networking” significa creare una rete sempre più forte tra donne sia in senso verticale che orizzontale e introdurre strumenti di selezione che permettano di far emergere le donne quali curriculum, quote (almeno nel breve periodo), seminari, corsi di formazione.

La formazione risulta centrale in questo processo e deve essere volta a fornire gli strumenti di conoscenza consoni all’azione amministrativa e contemporaneamente a far assimilare elementi di fiducia e di sicurezza in se stessi, funzionali all’assunzione di ruoli e alla raccolta del consenso, nonché insegnare una strategia che punti, attraverso una consapevolezza delle dinamiche di genere e di potere, a cambiare l’ambiente in cui si opera adattandolo e non adattandosi all’ambiente.

Quali gli strumenti e le azioni da perseguire ?

Stante la premessa metodologica e di approccio proponiamo una serie di strumenti e misure che, condivise, potrebbero essere tradotte in azioni specifiche da sviluppare nel dettaglio della proposta e dell’efficacia, sia da attuarsi nelle istituzioni su proposta dei rappresentanti del partito, sia da attuarsi nel partito stesso:

Legge elettorale. Stante l’arretratezza del paese, si ritiene necessario introdurre, in fase di modifica delle legge elettorale, una serie di articoli volti a garantire il principio di democrazia paritaria: stante la mancanza di una legge di modifica e la complessità del quadro normativo regionale, si rinvia all’allegato per definire un spettro di ipotesi adattabili ai diversi scenari. Il documento allegato è il frutto del gruppo di lavoro del coordinamento donne idv toscana in grado di approfondire al momento della determinazione del testo di modifica della legge elettorale, una proposta specifica.

Finanziamento pubblico dei partiti. La legge 157/1999 ha fissato l’obbligo dei gruppi parlamentari destinatari del finanziamento pubblico dei partiti di destinare il 5% del totale dei rimborsi elettorali ricevuti a favore di iniziative connesse alla promozione della democrazia paritaria. Si propone di vincolare e distribuire una parte (30%) del finanziamento pubblico complessivo solamente in proporzione – maggior numero di donne elette maggior contributo – a quei gruppi parlamentari che hanno effettivamente eletto donne, e non semplicemente candidate, a ruoli istituzionali con la conseguente penalizzazione per quei partiti che non le eleggono, o lo fanno in modo esiguo.

Modifiche dello statuto del partito. Riservare una percentuale di donne all’interno degli organi dirigenziali ai diversi livelli e all’interno delle liste elettorali sia in termini di quote (minimo il 30%) sia di garanzia di elezione in caso di liste bloccate.

Osservatorio legislativo di genere. Creare tra gli strumenti interni un osservatorio sulle proposte di legge presentate in ambito parlamentare e regionale dall’Italia dei Valori per valutare il diverso effetto delle normative proposte sui due generi.

Forum. Creare un forum specifico che si presenti in una veste meno istituzionale e che parta dal basso attraverso l’adesione delle donne del partito e esterne, il forum permetterà lo scambio di esperienze e creare una community che discuta e elabori proposte, durante i prossimi appuntamenti nazionali del partito a Vasto si ritiene necessario promuovere, con un desk volantino e modulo di adesione, l’adesione al forum;

Banca dati dei saperi femminili. Avviare una raccolta di curriculum delle donne amministratrici, iscritte e simpatizzanti del partito, la banca dati dovrà essere pubblica e indicata come una delle risorse che il partito mette a disposizione per organizzare gruppi di lavoro, seminari, dibattiti e incontri pubblici.

Formazione. Dovrebbe essere strutturata in forma intensiva e sedentaria, per macro area ad esempio un weekend e che affronti una serie di ambiti: strumenti amministrativi, comunicazione politica, ricerca del consenso in un ottica di genere.

Autore

Scrivi una risposta