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OTT
19
2012

La PAS non esiste!! Subito una commissione d’inchiesta

Da anni l’IDV donne della Toscana segnala i rischi dell’applicazione delle diagnosi di PAS ( sindrome di alienazione parentale) nelle aule dei tribunali, una sindrome totalmente ascientifica e che a seguito della vicenda di Cittadella, sembra oramai un opinione diffusa, confermata anche dal Ministro delle Sanità.
Siamo rammaricati che sia stato necessario un filmato amatoriale per  denunciare quanto stia avvenendo da tempo nelle aule giudiziarie: perizie “cliniche” di PAS diagnosticate non solo da psichiatri, ma anche da assistenti sociali che hanno avuto come conseguenza il confinamento di decine di bambini cosiddetti “alienati” presso case famiglie e istituti.
Ora però è necessario mettere la parola fine!

Da un lato e’ necessario fare chiarezza su quante sono le sentenze che si fondano su queste diagnosi, e adoperarsi per la loro revisione o annullamento. Si tenga anche conto che spesso, il riferimento alla PAS, non è esplicito, ma è inserito all’interno della perizia del consulente tecnico di ufficio ( CTU) ed è strettamente correlato alla relativa cura, in ossequio ai dettami dello statunitense Garnder, c.d. ‘terapia della minaccia’, ovvero l’allontanamento del minore, anche in situazioni in cui non si ravvisano situazioni di grave pericolo, che invece giustificherebbero il collocamento presso terzi.
Su questa base facciamo appello al Ministro Severino di avviare un’ispezione ministeriale per avere i dati delle sentenze basate sulla PAS, la costituzione di una commissione di inchiesta per evidenziare le responsabilità, che si introduca al più presto una revisione della legislazione in materia, oggi eccessivamente ‘’adultocentrica’’ ed autoreferenziale, con l’obbligo da parte dell’autorità giudiziaria di ascoltare sempre il Minore, soprattutto nelle situazione di conflittualità tra i genitori. Sottolineiamo infatti che la PAS , considerando il Minore ‘’alienato’’ e di fatto incapace, lo esclude da qualsiasi ruolo diretto nel procedimento giudiziario, ledendo in maniera sistematica i suoi diritti di soggetto giuridico.
Ribadiamo in conclusione due punti importanti, vogliamo andare oltre la ‘’battaglia ‘’ tra padri e madri, rifiutiamo la retorica e gli stereotipi che considerano le mamme sempre e solo il meglio e i padri sempre e solo il peggio. Vorrei affermare il valore della bigenitorialità, poichè “il bene tutelato è il diritto dei figli a conservare rapporti con entrambi i genitori, violare tale diritto deve configurarsi come maltrattamento in famiglia (art.572 cp)” e chi impedisce che ciò accada commette un abuso, perchè priva un bambino di una risorsa fondamentale, di un punto di riferimento, di un genitore. Nel contempo, vorrei, a corollario di questo importante principio, sancire la necessità di una vera condivisione delle responsabilità, rendendo l’altro genitore più partecipe e presente, affinchè i ruoli di cura siano effettivamente paritari.

Sara Vatteroni
Resp. Democrazia Paritaria nazionale

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