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DIC
27
2012

Far ripartire il turismo per tornare a crescere: “mai più ministri alla Brambilla e mance alla Renzi”

I maldestri tentativi di ridefinire un politica nazionale nel settore turismo del governo Berlusconi con la ministra Brambilla sono malorosamente  falliti, sono infatti stati più numerosi gli interventi sugli animali in via di estinzione e sulla presenza degli amici dell’uomo negli alberghi che  una seria politica di riorganizzazione e aggiornamento del settore turistico, come ha evidenziato una recente analisi della Banca d’Italia un settore che da solo rappresenta il 12% del Pil della Toscana e il circa 5% del PIL nazionale.
Gli effetti delle mancate politiche nazionali sono state la perdita di fette importanti di mercato sia nazionale che internazionale al punto che  l’Italia, fino a qualche anno fa, in Europa, il principale paese che deteneva la quota di mercato internazionale e’ stata superata da Francia e Spagna.
Negli ultimi due decenni la spesa internazionale per i viaggi è triplicata mentre in Italia il suo contributo alla crescita del Pil è diminuito.
Soprattutto, è diminuito il peso dei visitatori europei, in particolare di quelli provenienti da Germania, Francia e Austria. I punti di forza del turismo in italia: il patrimonio artistico e l’offerta ricettiva diversificata non possono rappresentare da soli gli elementi di competitività nei confronti del mercato internazionale, mentre risultano tra i fattori di debolezza la bassa competitività dl prezzo, insufficienti politiche di trasporto e l’inadeguatezza dei servizi, elementi di debolezza che caratterizzano anche la situazione toscana.

Questi alcuni elementi che mi fanno dire che dobbiamo riprendere una politica nazionale ridefinendo il ruolo del Ministero del Turismo riportando il turismo tra le attività produttive principali e quindi sotto il ministero dello sviluppo economico.Continuare a considerare il turismo tra le attività collaterali dell’economia rischia di non conferire piena dignità nelle politiche di sviluppo e di crescita del paese.
In particolare e’ necessari rivedere la formazione professionale. Oggi abbiamo importanti poli di eccellenza nella formazione di camerieri e cuochi, come nel caso Istituto alberghiero “minuto” di Marina di Massa ma è necessario promuovere la formazione post diploma soprattutto nelle nuove professioni: marketing turistico e web 2.0; turismo congressuale; incoming ecc… Stringendo accordi con le principali organizzazioni turistiche per favorire stage e formazione in azienda.
La riorganizzazione del ministero passa anche attraverso la ridefinizione delle funzione, l’accorpamento di una serie di istituti: ENIT, camere di commercio all’estero, addetti culturali ecc…., oggi non si sa chi fa e che cosa fa! Si tratta infatti di istituti che disperdono le poche risorse disponibili per il settore senza dare risultati minimamente sufficienti.
Infine da rivedere e uniformare la classificazione alberghiera, oggi ogni regione disegna le propria categorie, abolire la tassa di soggiorno, regalo di Berlusconi al Sindaco di Firenze Renzi e finalmente accogliere la richiesta degli imprenditore di applicare al settore una tariffa IVA al pari delle aliquote di altri paesi europei, aspetto che determina da solo a limitare la competitività delle nostre aziende nel panorama europeo.

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