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MAR
25
2013

Retitudine 11 Intervento di Marcello Bigerna

Parto con la mia riflessione da Rivoluzione Civile e da come io ho vissuto questa esperienza che alla fine è stata utile se è riuscita a farci capire (come penso sia riuscita da quello che ci siamo detti in questi due giorni) che La RETE (e noi abbiamo aggiunto 2018 proprio per questo) non vuole cambiare il mondo, ma attrezzarsi per farlo.
imageRivoluzione Civile ci ha fatto capire che i Partiti, in Italia, sono tutti definitivamente morti.
Rivoluzione Civile ci ha fatto capire che destra e sinistra, centrodestra e centrosinistra sono categorie ormai estinte.
Rivoluzione Civile ci ha fatto anche capire, però, che qualcuno se ne è già accorto, qualcun altro no, qualcun altro ancora crede che il Partito sia una casa di cemento armato con tanto di fondamenta, tetto, finestre con doppi vetri e portoni blindati.
Rivoluzione Civile ci ha fatto capire che il Big Bang ancora non è arrivato, che dobbiamo continuare ad attrezzarci, che non è arrivato ancora il nostro tempo.
Io ero convinto di questo già prima dell’esperienza di Rivoluzione Civile, non penso sia un segreto, però come avete visto mi sono impegnato per e in questa esperienza, perché come ha detto Azzolino ieri, gli amici della RETE mi hanno chiesto di impegnarmi, perché alcuni di loro erano convinti che fosse arrivato il nostro tempo ed infine perché la speranza per noi sta sempre nell’assumerci le nostre responsabilità e perché noi siamo simili nel nostro non sentirci mai a posto, mai arrivati, mai in grado di capire sempre tutto, nel nostro continuare a interrogarci, a guardarci dentro e a guardarci attorno, nel nostro andare ad abbattere un altro recinto senza limitarci a contemplare il recinto appena abbattuto.
Luca sa cosa ho fatto e ho dovuto fare in quei due giorni e due notti perché La RETE 2018 fosse presente e rappresentata in Rivoluzione Civile e come ci fosse qualcuno che se avesse potuto avrebbe fatto volentieri a meno di noi, però sa anche che alla fine di quei due giorni e due notti gli ho telefonato e detto “Luca, non ci siamo, non ce la facciamo”. Ero, però sereno e tranquillo come sono stato sereno e tranquillo il giorno dopo le elezioni perché Rivoluzione Civile mi aveva fatto capire una cosa:
noi eravamo gli unici tra tutti e sette i soci fondatori ad avere un progetto.
Gli unici che a semplice chiamata hanno formato un’organizzazione su tutto il territorio (un’organizzazione di scopo, ma un’organizzazione).
Gli unici che a semplice chiamata si sono riuniti a Roma, da tutta Italia.
Gli unici che non hanno avuto bisogno di chiedere la sospensione dei lavori perché dovevano confrontarsi con i loro recinti interni.
Gli unici che a semplice chiamata si sono candidati senza la possibilità di essere eletti anche se non credevano che quello fosse il nostro progetto.
Per questo, io penso, non abbiamo sentito ciò che Luca senti quando Caponnetto e gli altri non entrarono in Parlamento. Quello era il sentimento di chi vede il proprio progetto, o quello che lui pensa essere il proprio progetto, fallire.
Rivoluzione Civile non era il nostro progetto, ma solo un altro recinto da abbattere e dopo averlo abbattuto ci è dispiaciuto per gli amici che invece ci credevano, ma sapevamo che dopo ci sarebbe stata Acquasparta e come dice Azzolino ci saremmo dissetati, rinfrescati e non ci saremo più sentiti la particella di sodio che sola si aggira per la bottiglia, per il recinto bottiglia.
Acquasparta, La RETE 2018, la Retitudine e’ anche questo.
Un luogo dove, dopo aver abbattuto un recinto, ci si rinfresca, ci si disseta per ripartire ad abbattere un altro recinto.
Un luogo che serve a ricordarci che noi siamo “tante minoranze culturali” che ogni volta che si abbatte un recinto diventano una minoranza sempre più grande fino a quando non riusciremo a costruire la grande RETE che sarà la somma di tante minoranze culturali che diverranno maggioranza, ma che avranno sempre bisogno di Acquasparta, de La RETE (a quel punto potremo togliere 2018 o 2023 o 2028 …), de la Retitudine che gli ricordi che siamo minoranza culturale.
Ecco, che allora, penso sia chiaro quello che abbiamo sempre detto e cioè che La RETE è lievito culturale e sintesi politica, ma non rappresentanza istituzionale, perché La RETE è minoranza culturale.

Allora che fare ??

Nemmeno io mi esimo dal fare riferimento ai due “fenomeni” del momento.

1) Come dice Papa Francesco dobbiamo costruire ponti.

2) Dobbiamo dirci e dire che La RETE 2018 è differente da GRILLO.
E’ differente perché:
Grillo: “il Movimento cambierà il mondo”
La RETE: “noi non vogliamo cambiare il mondo, ma attrezzarci per farlo”
Grillo: “la rete sostituirà il palazzo”
La RETE: “l’ascolto e la partecipazione sono la vera rivoluzione”
Grillo: “l’Italia fuori dall’Europa”
La RETE: “noi vogliamo costruire gli Stati Uniti d’Europa che siano l’Europa dei cittadini e non l’Europa delle banche e della speculazione finanziaria”
GRILLO e’ solo protesta (o come diceva Luca nella Retitudine notturna anche qualcosaltro) che si e’ fatta rappresentanza istituzionale.
La RETE e’ “… Da qui, la scelta di dar vita a La Rete 2018 e vivere La Retitudine come un percorso di valori, comune e condiviso, in grado di dar voce e interpretare le istanze più vive della società civile. Esso si propone due compiti, lievito culturale e sintesi politica, non ha il livello di rappresentanza istituzionale.
Grillo e il M5S sono la protesta che si fa rappresentanza istituzionale noi siamo l’opposto siamo lievito culturale e sintesi politica.

Ieri dopo due giorni di bellissima discussione (ci metto anche l’incontro con il Sindaco di Capannori che ci ha introdotto perfettamente a questa Retitudine) Luca ha iniziato a delineare un’idea:
- BASTA CONTRO
- BASTA PENSARE ALLE ELEZIONI
- CODICE ETICO, DI COMPORTAMENTO E DI PARTECIPAZIONE
- IL MIO PARTITO E’ (l’ordine non è casuale) L’EUROPA PALERMO, L’ITALIA = RETE 2018 = PARTITO DI HOWARD DEAN

Ma quale è la struttura del Partito di Howard Dean
Come è tipico dei partiti politici degli Stati Uniti, il Partito Democratico non ha forme di iscrizione a livello nazionale. L’unica forma riconosciuta di adesione è quindi una dichiarazione di appartenenza (non vincolante) ai Democratici, ai Repubblicani oppure come indipendente all’atto della registrazione per il voto (che negli Stati Uniti avviene solo su richiesta): tale dichiarazione, in alcuni Stati, è necessaria per la partecipazione alle primarie di partito (primarie chiuse).
Il Partito Democratico ha comunque, a livello locale, partiti affiliati (uno per Stato), ciascuno dei quali può prevedere forme di “membership” di vario tipo; in generale, però, l’appartenenza ad un partito comporta obblighi meno stringenti rispetto ai partiti politici europei. Unico organismo centrale al vertice del partito è il Comitato Nazionale (Democratic National Committee), che non ha però il compito di fissazione del programma o di controllo dell’operato degli eletti, bensì quello di raccolta fondi e di coordinamento delle campagne elettorali nazionali; esso può tutt’al più appoggiare ufficialmente la campagna di un candidato, ma non ha la possibilità di selezionare le candidature.
Il Partito Democratico degli Stati Uniti presenta al suo interno varie correnti alternative che, pur nell’ovvia diversità sui singoli temi, hanno dimostrato di saper coesistere in maniera unitaria senza ricorrere a scissioni o strappi dolorosi. È ovviamente capitato che singoli esponenti politici del partito dell’asinello abbiano cambiato partito ma nel complesso tali trasferimenti non hanno intaccato la consistenza del movimento. Le fazioni interne al Democratic Party possono essere suddivise in tre grandi macroaree: liberal; moderati, conservatori e libertari; minoranze etniche e religiose. È comunque da sottolineare che i confini tra le correnti sono molto sfumati e su alcuni temi è difficile stabilire quale sia la posizione liberale e quale sia quella conservatrice; cionondimeno è doveroso segnalare che non di rado sono divampate polemiche interne, soprattutto nel periodo che va dalla fine della presidenza Clinton all’inizio dell’amministrazione Obama.

Come è cambiato il Partito Democratico da Gore a Obama con la Presidenza di Howard Dean
Nel 2000, i Democratici hanno candidato l’ex vice di Clinton Al Gore, contro il repubblicano George W. Bush. Gore è stato sconfitto, in parte per il relativo successo del candidato dei Verdi Ralph Nader, in parte per le regole elettorali che lo hanno beffato nonostante avesse ottenuto più voti dell’avversario, e che hanno provocato molte polemiche.
Dopo questa sconfitta sul filo di lana, i Democratici hanno faticato a riprendersi, anche per il nuovo clima creato dagli attentati dell’11 settembre, che hanno favorito il compattarsi dell’opinione pubblica intorno al Presidente Bush. Solo dopo alcuni anni i Democratici hanno fatto sentire la loro voce critica su certi aspetti della cosiddetta “guerra al terrorismo” di Bush, oltre che sulla politica economica, soprattutto per l’aumento della disoccupazione e il drastico peggioramento del deficit. Comunque, anche il candidato del 2004 John Kerry è stato battuto nella corsa alla Presidenza.
Nel 2005 Howard Dean diventa Presidente del Partito Democratico USA.
Alle elezioni politiche di metà mandato del 2006 i democratici hanno conquistato 229 seggi alla Camera dei Rappresentanti (29 in più), conquistandone il controllo dopo dodici anni. Nancy D’Alesandro Pelosi è diventata la speaker della nuova Camera, che ha iniziato a riunirsi nel gennaio 2007. La Pelosi è la prima donna e il primo politico italo-americano a ricoprire tale carica, terza nella linea di successione presidenziale. Anche al Senato il partito Democratico è diventato, nei fatti, il partito di maggioranza. Se i seggi del partito sono, infatti, 49 come quelli dei Repubblicani, due senatori indipendenti (Joseph Lieberman – eletto nella lista Connecticut for Lieberman, in quanto non aveva ottenuto la candidatura democratica a causa delle sue posizioni considerate troppo moderate e vicine all’Amministrazione – del Connecticut e l’indipendente di sinistra Bernie Sanders del Vermont) si iscriveranno al gruppo democratico.
A determinare il successo dei Democratici, è stata anche la decisione del partito di presentare candidati con idee conservatrici nei seggi fino ad allora controllati da repubblicani. Dopo questa competizione elettorale, il partito ha anche ripreso la maggioranza delle cariche di governatore (in 28 stati su 50). Il presidente Bush si è reso disponibile a politiche concordate con i Democratici e il segretario della difesa Donald Rumsfeld, considerato responsabile politico di una strategia militare fallimentare in Iraq, si è dimesso.
Il gruppo democratico alla Camera ha eletto come leader Steny Hoyer (carica a cui era anche candidato John Murtha, appoggiato da Nancy Pelosi. Murtha, favorevole ad un ritiro immediato dall’Iraq, era stato coinvolto in un affare di corruzione negli anni ottanta). Al Senato, il leader della maggioranza è Harry Reid, primo mormone a raggiungere tale carica. Alle elezioni presidenziali del 2008, i Democratici, nella Convenzione nazionale, hanno candidato Barack Obama, il quale ha vinto contro il Repubblicano John McCain, e successivamente, nel Novembre 2012 contro Mitt Romney, che è dal 20 gennaio 2009 il 44º presidente degli Stati Uniti d’America.

Con Aldo Civico ormai ci sentiamo quasi ogni giorno per parlare di RETE 2018 e quasi ogni giorno Aldo parla con i collaboratori di Haward Dean de La RETE 2018 e di come organizzare l’incontro tra La RETE 2018 e il PARTITO DEMOCRATICO USA.

Concludo con una domanda. Vi siete chiesti perché Howard Dean ha accettato di venire a La Retitudine e incontrare questa “minoranza culturale” e non ha accettato di venire in Italia invitato da qualcun altro (scusate se non posso dire chi) che forse in questo momento è l’unica maggioranza culturale che c’è in Italia?

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