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// novembre 9, 2013
NOV
09
2013

L’intervento di Sara Vatteroni al congresso provinciale idv di Massa – Carrara

Ringrazio Claudia per aver accettato di portarvi i miei saluti al congresso provinciale. Purtroppo per motivi di lavoro non mi è possibile partecipare, ciononostante ho ritenuto doveroso augurare a tutti voi e al futuro coordinatore un buon lavoro.
Come saprete con la candidatura di Giovanni Fittante, e la sua vittoria, è stato confermato il mio ruolo e soprattutto l’impegno all’interno del coordinamento regionale.
Con questa fase congressuale regionale e provinciale si chiude un era per il nostro partito, un era fatta di tante soddisfazioni ma anche di ombre che ci hanno segnato profondamente, al punto di farci perdere credibilità di fronte al nostro elettorato. Adesso grazie all’impegno di tutti noi è necessario riprendere l’iniziativa politica sia a livello locale che a livello regionale.
Al termine del mio mandato da assessore provinciale ho ritenuto di continuare nel mio impegno non solo a livello regionale ma soprattutto a livello locale nel sostegno a Claudia. Sono stati mesi difficili fatti di attacchi personali, per i quali non è mancato il sostegno del partito non solo a livello locale ma anche a livello regionale, con la solidarietà di tutto il coordinamento regionale, ma sono stati anche intensi e proficui.
Ciò ci ha permesso di avere una buona visibilità a livello mediatico, abbiamo monopolizzato l’agenda politica su molti nervi scoperti di questa amministrazione: la gestione del sociale e delle case popolari, la risorsa marmo e la sua regolamentazione, il bilancio e i riflessi sul tessuto commerciale di Carrara. Tutti temi che hanno prodotto grande attenzione non solo mediatico ma di molti cittadini, ma perché questo consenso si trasformi in consensi è necessario costruire attraverso il partito, con reti cittadine un tessuto sempre più ampio, che sappia attrarre, garantire la partecipazione, attivare un laboratorio politico per dare a Carrara un progetto alternativo di città solidale dove il principio di legalità non sia “questo sconosciuto” ma un impegno e una regola per il buon governo del bene comune.
Permettetemi un accenno a livello nazionale. La situazione è sicuramente molto complessa, se da un lato la stagione delle larghe intese sembra offrire ampi spazi politici, dall’altro non siamo favoriti da un sistema informativo monopolizzato che sembra vedere nelle larghe intese la soluzioni ai mali italiani.
Una visione che non solo contrasta con tutti i moderni modelli democratici sia europei che di oltre oceano ma in realtà rappresenta una vecchia visione, da Prima Repubblica, di questo paese dove dal bipartitismo imperfetto, determinato dallo scacchiere internazionale dagli accordi di Yalta, la Dc al governo e il PC all’opposizione, si passò al compromesso storico che permise di garantire gli equilibri che si erano determinati nel primo ventennio del nostra democrazia post fascista.
La stagione dei compromessi permise di superare gli ostacoli e di realizzare una serie di grandi riforme, lo statuto dei lavoratori, la riforma della casa, del fisco della sanità. Oggi, nonostante minori contrapposizioni ideologiche, non ritengo che le due principali forze politiche del paese il Pd e il PDL siano capaci di tali risultati e neppure di una forte spinta riformista necessaria, in questa fase di grande crisi oltre che economica, di valori e di mancanza di riferimenti.
In questa lettura dei risultati elettorali la presenza di un movimento 5 stelle con percentuali pari al 20/21%, non di sola testimonianza ma di potenziale forza di governo rischia di congelare la possibilità di creare progetti di governo alternativi e di questo dovremmo tenere conto.
Le prossime scadenze elettorali ci offrono la possibilita di uscire da questo empasse. Le elezioni europee sono elezioni dove vige un sistema proporzionale, non c’è necessita di predefinire delle alleanze e dove però la battaglia rischia di cristallizzarsi tra i favorevoli all’Euro e all’Europa e i contrari, gli euroscettici.
È abberrante che il momento di snodo per la costruzioni europea coincida con una delle fasi piu critiche e ciò è, a mi parere dovuto, alla incapacità dell’Europa ad affrontare questa crisi testimoniando poca soldarietà tra i paesi che ne fanno parte e un Euro e una politica monetaria, che non è riuscita a essere uno dei motori della costruzione politica europea e oggi ne rappresenta un freno.
L’idv in questa prospettiva dovrebbe riprendere la capacità riformista che l’ha sempre contraddista anche nel panorama europeo e che portò anni fa, il nostro presidente Antonio Di Pietro, a fare la scelta per il raggruppamento dell’Alde. Un raggruppamento di fatto liberal democratico, ma che in realtà raccoglie le istanze più varie dai liberali conservatori tedeschi euroscettici, ai liberal democratici nord europei, europeisti convinti; e in Italia i radicali ma anche espressioni storiche della cultura politica laica del nostro paese.
Perchè l’Europa possa ritornare ad essere quel progetto politico pensato da Spinelli, De Gasperi, Adenauer, Monnet, Spaak e Schuman deve ritornare ad essere protagonista e come affermato da Daniel Cohn-Bendit, presidente dei verdi europei e da Guy Verhofstadt, Presidente dell’Alde, i problemi che attualmente affliggono il Vecchio Continente (crisi economica, immigrazione dai paesi del Terzo Mondo, disoccupazione, depauperamento delle risorse) potranno trovare una soluzione soltanto attraverso il potenziamento del progetto di integrazione e l’adozione di un modello federale, retto da istituzioni sovranazionali che facciano capo a un Parlamento europeo.
Vi ringrazio per l’attenzione che mi avete concesso, in un messaggio di saluti forse un po irrituale, ma ho ritenuto importante trasmettervi queste miei riflessioni come contributo alla discussione, certa che il dibattito non si esaurirà con il congresso provinciale ma da qui partirà una fase di rinnovato dialogo e confronto.
Buon lavoro

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