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FEB
22
2013

“Nel paese della bugia la verità è una malattia” di Cristina Agostinelli e Marco Manneschi

Ad un passo dalle elezioni il tema del voto utile sembra essere il vero protagonista. Ormai da tempo se ne parla, troppo spesso se ne sparla.
Come prima cosa è necessario chiarire una questione di termini: “utile” per chi? Per il partito? Per gli elettori? Per il bipolarismo? Quel che è senz’altro utile è che la democrazia, quella vera, non contempla l’esistenza di un voto inutile, per definizione un ossimoro, poiché nella democrazia il voto è lo strumento per esprimere idee e soprattutto libertà di scelta.
Il voto è un diritto e il diritto è “uno stato di non obbligo” (così ripetutamente la Corte Costituzionale).
Quello a cui forse i partiti tradizionali pensano quando invitano al “sacrificio dell’utilità” è al “voto strategico”, frutto delle dinamiche di coordinamento strategico degli elettori.
Metodologicamente la logica è chiara: votare strategicamente vuol dire votare per un partito meno gradito ma considerato più grande per acciuffare il premio di maggioranza, piuttosto che per uno più gradito ma giudicato più piccolo.
Ma questo atteggiamento impedirebbe ogni forma di rinnovamento della politica attraverso la competizione elettorale, lasciandolo all’evoluzione della vita interna dei partiti.
Peraltro presuppone sostanzialmente un sistema bipartitico, come in America: ma siamo così sicuri che in Italia vogliamo un sistema bipartitico?
Siamo così sicuri che vogliamo cambiare i partiti solo al loro interno?
Il fenomeno Grillo depone radicalmente a sfavore di questa tesi, come in realtà tutta la storia della repubblica costituzionale.
E questo sopratutto oggi allorquando i partiti e le coalizioni in campo con certezza o alta probabilità di ingresso in Parlamento sono almeno 5. E con il Senato, conseguentemente, dove non ci sarà un vincitore (in Lombardia ce la dovrebbe fare di misura Ambrosoli per la Regione grazie al voto disgiunto che non arriverà per il Senato, in Sicilia la lista Crocetta non basterà a riequilibrare la riunificazione del centro destra, e l’UDC corre con Monti, in Veneto il divario con il centro destra – e ora con Grillo – è incolmabile: ciò comporta automaticamente l’assenza di una maggioranza che invece l’alleanza di centro sinistra tradizionale avrebbe assicurato…amen).
Date queste premesse è lecito domandarsi quanto sia davvero serio far forza sull’idea di un voto “utile” in presenza dell’attuale offerta politica che si svincola dalle logiche bipolari dell’utilità.
Per decenni l’idea dell’accontentarsi del meno peggio ha funzionato, ma oggi con la domanda di scelte decise, in ogni senso, non sarà così scontato: soprattutto oggi se tra gli elettori saranno presenti alte componenti di idealità e radicalità (i problemi si acuiscono – le risposte si radicalizzano): è chiaro che una visione idealista e radicalizzata contrasta per definizione con la visione strumentale e utilitarista del voto.
L’argomento del voto utile pare quindi riservato a coloro che mettono in campo la razionalità decisionale; in tal caso però la tesi convincerebbe solo laddove il sistema politico sia in grado di utilizzare regole del gioco manipolative e capaci di incentivare il mantenimento di un formato bipolare o bipartitico preesistente e potenzialmente funzionante, ossia dove realmente corrono due soli cavalli in grado di vincere con le proprie forze.
Invece l’attuale offerta politica non ha niente di tutto ciò né in termini di formato partitico né in termini di meccanica delle regole del gioco e la responsabilità non è certo di chi non ha usato il voto strategico.
Quel che è chiaro è che a queste condizioni l’appello al voto strategico non ha più il potenziale di ricatto auspicato dai vecchi grandi partiti, perché data l’offerta elettorale e date le regole elettorali non è più la sola strategia consentita. Nella partita controversa del Senato il solo voto utile non garantirà la maggioranza per governare alla coalizione di centro sinistra così che questa avrà comunque bisogno del sostegno di altri. L’elettore che risponde all’appello del voto strategico dovrà quindi valutare bene quello che sarà l’equilibrio e quale sarà il potenziale di incidenza delle altre forze politiche in grado di inclinare l’asse da una parte o dall’altra.
Inoltre, va da se che la strategia è funzionale laddove è ben contestualizzata: chiedere un voto strategico agli indecisi di sinistra o a tutta la sinistra, per la competizione al Senato in regioni come la Toscana non risponde ad alcuna logica di voto strategico così come l’abbiamo intesa, ma ad una logica diversa paradossalmente e politicamente ceca se osservata in corrispondenza degli effetti che si andranno a produrre.
In Toscana come altrove il ragionamento è logico: 10 seggi, il 55% dell’assemblea, verranno conquistati dal vincitore con la maggioranza relativa dei consensi, mentre i restanti 8 saranno distribuiti proporzionalmente ai miglior perdenti. Se l’ipotesi della vittoria del centro sinistra come vincitore e del centro destra come principale oppositore regge e reggerà, l’indeciso che voterà Pd solo in risposta all’appello dell’utilità, involontariamente incentiverà il Pdl, poichè il Pd avrà comunque il premio di maggioranza e il Pdl o Grillo non avranno avversari potenziali con cui dover suddividere i seggi di opposizione. Votare Rivoluzione Civile al Senato in una Regione come la Toscana con queste regole del gioco è la strategia per sostenere proprio una prospettiva di centro sinistra.

Marco Manneschi-consigliere regionale Idv
Cristina Agostinelli-dott.ssa in Scienze della politica e dei processi decisionali

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FEB
19
2013

Sara Vatteroni (RC): risponde all’associazione degli operatori turistici della Lunigiana

Spet.le associazione operatori turistici della Lunigiana
Alla Dott.sa Giovanna Zurlo

Ringrazio per la richiesta di un futuro impegno politico su un tema quello del turismo e per un territorio come la Lunigiana, da sempre a me caro e che nella mia esperienza di assessore al Turismo e ai trasporti della provincia di Massa – carrara ho imparato a conoscere per le sue potenzialità e qualità.

Ritengo che la vostra lettera puntuale e specifica richieda una serie di risposte per punti.

In primo luogo i motivi della vostra nascita, che in effetti si collocano in una fase di tramonto delle Apt e dell’alluvione della Lunigiana ma che in realtà ha espresso una fase di maturità del sistema ricettivo lunigianese e nel contempo l’esigenza che la promozione non possa e non debba essere al solo appannaggio del pubblico ma che debba vedere una sempre maggiore presenza e coinvolgimento delle aziende e degli operatori che operano nel settore.

Dissesto idrogeologico
Rivoluzione civile ha posto tra i primi posti per il rilancio dell’economia del paese un grande programma di interventi di messa in sicurezza, ma che io amo pensare di salvaguardia e di valorizzazione del territorio, che limiti i disastri avvenuti in Italia in occasione di ogni pioggia e che oltre a provocare vittime determinano l’impoverimeto economico di territori, senza parlare della spirale, poco virtuosa, di investimenti a pioggia che spesso producono casi di mala gestione, basti pensare a quanto avvenuto in questo ultimo anno con i processi che hanno coinvolto la protezione civile di Guido bertolaso. Quindi basta grandi opere, Tav ponte sullo stretto ecc… semmai un piano nazionale di manutenzione del territorio.

Infrastrutture
Purtroppo in questi anni gli enti locali hanno subito tagli drastici, se a questo aggiungiamo il rispetto di un patto di stabilità che di fatto ha riversato sul territorio gli impegni di contenimento della spesa assunti a livello europeo, la situazione e’ diventata paradossale. Il governo Monti, posso dirlo da assessore al bilancio affamava gli enti mentre faceva crescere il debito pubblico passato dal 120,6% al 126,26% rispetto al Pil! Tutto ciò è avvenuto con la complicità di buona parte delle forze politiche i cui rappresentanti hanno sempre stigmatizzato le richieste e le denuncie degli enti locali come difese di campanile. I partiti da troppo tempo hanno perduto il contatto con il territorio, ed e’ proprio necessario ripartire da li per recuperare il rapporto tra le istituzioni nazionali e le esigenze espresse a livello locale, tra i partiti e le organizzazioni sociali ed è economiche. Dobbiamo assolutamente rivedere le politiche di riorganizzazione istituzionale puntando a un analisi delle funzioni e delle esigenze del territorio di tutela dei beni comuni, tra cui anche il diritto alla mobilita’, perche’ sia più competitivo a livello europeo e internazionale, allo stesso modo di quanto aviene nel settore turistico dove la competizione e’ oramai globale.
Difesa territorio e incentivi per l’agricoltura
Da quando o iniziato a fare l’amministratore mi sono sentita ripetere, in senso negativo, che in Lunigiana non c’e’ un modello di sviluppo, io credo che questa verita’ sia paradossalmente la sua forza.
Oggi la Lunigiana può per il suo territorio ancora incontaminato sviluppare un sistema sociale ed economico sostenibile. Diventae il suo punto di forza per un turismo responsabile e attento alla qualità e al prodotto che punti alla biodiversità ambientale.
Rivoluzione civile, nel suo programma pone tra i primi punti non solo il rispetto dell’ambiente ma afferma che l’ambiente e’ il futuro da qui alcuni interventi in sintesi:
- imponendo un stop al consumo del suolo;
- Uscendo dalle pratiche derogatorie degli strumenti di pianificazione pubblica generale.
- Rendendo le VAS (Valutazione Ambientale Strategica) degli strumenti di pianificazione generale di lungo periodo, sovraordinate e cogenti rispetto ai provvedimenti attuativi.
- Sancendo l’interesse legittimo dei cittadini a ricorrere a tutela della qualità urbana e ambientale, dando piena attuazione alla Convenzione di Aarhus ed incentivando le forme di partecipazione attiva alle formazione delle scelte insediative e progettuali su città e territorio.
Per quanto riguarda l’agricoltura serve un programma forte di “Agricoltura bene comune”, dall’agricoltura contadina che valorizza la biodiversità, che dice no agli OGM, che racchiude all’interno dei propri obiettivi anche il paesaggio e la sua preservazione.
Lo sviluppo equilibrato di agricoltura contadina, turismo, cultura, gastronomia, è la chiave di volta per la valorizzazione del territorio, contro monocolture, turismo irresponsabile, svendita del territorio.

Concertazione amministrativa
Questo tema sicuramente rientra tra le priorità non solo per il territorio ma perché l’Italia possa iniziare a crescere e essere realmente competitiva sorattutto nel settore del turismo. L’Italia sta scendendo nella classifica dei primi paesi visitati al mondo nonostante il brand Italia e il brand toscana rivestano ancora molto interesse.
Anni fa attraverso un referendum si determino’ che a competenza del turismo passasse in via esclusiva alle regioni, io ritengo che sia venuto il momento di ripristinare la delega del turismo a livello nazionale e nell’ambito del ministero per le attività produttive, il turismo deve cessare di essere un attività produttiva secondaria ma rientrare a pien titolo tra i motori di sviluppo del paese (per ulteriori informazioni http://www.saravatteroni.it/category/turismo-e-trasporti/ e http://www.saravatteroni.it/2012/12/far-ripartire-il-turismo-per-tornare-a-crescere-mai-piu-ministri-alla-brambilla-e-mance-alla-renzi/)
In merito alle politiche regionali, se da un lato non era più possibile mantenere a livello regionale la promozione frammentata in 14 aziende autonome, dall’altro l’attuale organizzazione non è in grado di rispondere alle peculiarità promozionali, soprattuto di realtà emergenti che vanno oltre il semplice triangolo delle città d’arte Pisa/Siena/Firenze, le quali si promuovono anche da sole. Dopo due anni di abolizione del sistema delle aziende autonome e’ forte l’esigenza di avviare una riflessione più ampia che richiederà un maggiore coinvolgimento degli operatori e del territorio.

FEB
15
2013

Contro il femminicidio Con l’amore e il coraggio di Marisela Ortiz di Flavio Lotti, candidato di Rivoluzione Civile

Oggi, 14 febbraio 2013, è la giornata mondiale contro il femminicidio.

Voglio partecipare a questa giornata straordinaria di mobilitazione contro la violenza sulle donne con un ricordo. Il ricordo di una donna straordinaria uccisa da una violenza inaudita che nessuno ha ancora voluto fermare.

E’ stata la prima a parlarmi del “femminicidio”, nel 2007, quando venne a Perugia per partecipare alla Marcia per la pace Perugia-Assisi e all’Assemblea dell’Onu dei Popoli. Si chiamava Marisela Ortiz. Marisela era un’insegnante psicologa messicana. Una donna a cui un giorno viene sequestrata, torturata, seviziata e ammazzata la figlia di 17 anni, Rubi. Una donna che, nonostante il dolore straziante e l’inazione complice della polizia, decide di ribellarsi, di cercare la verità, i resti della figlia e gli assassini. Marisela è determinata, non ha più paura di niente e riesce a consegnare il colpevole alla polizia. L’assassino viene arrestato, ammette le sue colpe, indica la discarica alla periferia della città dove sono sparsi i pezzi del corpo di Rubi. Ma poco dopo tre giudici corrotti lo liberano per mancanza di prove. Marisela comincia così una nuova vita. Riunisce altre donne, fonda un’associazione contro i femminicidi a Ciudad Juárez, organizza manifestazioni, denuncia i silenzi, le complicità, riceve continue minacce di morte. Fino al giorno che in cui le minacce diventano realtà. Marisela viene freddata con un colpo di pistola sulla testa il 16 dicembre 2010 mentre partecipava ad una manifestazione davanti all’ufficio del Governatore di Ciudad Juarez.

Ancora oggi il suo assassino e i suoi mandanti sono senza nomi.

Marisela era donna semplice che aveva deciso di non lasciarsi piegare dalla violenza e dalla paura. Marisela era una donna che aveva deciso di non fermarsi in superficie ma di andare alle radici della violenza, laddove più forte è l’intreccio tra le mafie, la criminalità organizzata e il potere politico. Marisela aveva scelto di rispondere con la nonviolenza. Era diventata un difensore dei diritti umani. Ricordo ancora il calore del suo sorriso, il coraggio delle sue parole e la serenità del suo sguardo.

Possa il suo calore, il suo coraggio e la sua serenità aiutarci a continuare, ogni giorno, tutti i giorni, in ogni dove di questo nostro mondo il suo impegno contro tutte le forme di violenza sulle donne, per la giustizia e il rispetto dei diritti umani.

di Flavio Lotti, candidato di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche 2013

Perugia, 14 febbraio

FEB
08
2013

Sara vatteroni (RC ): solo 4 lavoratori della EATON assunti dal Nuovo Pignone, quale ricaduta dopo tanto investimento anche da parte degli enti locali?

Oggi Sara Vatteroni, candidata di Rivoluzione Civile alla Camera, con l’on. Zipponi ha incontrato alla EATON i lavoratori, si è discusso delle prospettive future dello stabilimento che in questo momento vive una fase di stasi, il dramma, hanno sottolineato i lavoratori e’ la fine degli ammortizzatori sociali.
Il problema della EATON – ha sottolineato Vatteroni – ha origini anche locali come e’ possibile che solo 4 lavoratori ex EATON siano stati assunti dal Nuovo Pignone, in una fase di grande espansione per questo stabilimento stante le dichiarazioni di aver assunto 200 lavoratori direttamente e attraverso l’indotto! Come e’ possibile che nonostante i vantaggi offerte dalla riassunzione di lavoratori ex eaton si sia preferito optare per altri lavoratori? non vorremo che la Nuovo Pignone/General Electric abbia risolto assumendo questi lavoratori attraverso forme di joint venture che prevedono, in base alla Bossi – Fini, di assumere personale esterno dal paese e applicargli il contratto estero, quindi con un trattamento economico e contributivo del paese di origine, ad esempio un saldatore Bielorusso può essere pagato in Italia 400 euro e i contributi gli verranno corrisposti nel suo paese. Se questa fosse la formula usata e’ chiaro il vantaggio dell’azienda! E’ necessario fare chiarezza al piu’ presto! poiché benché’ il sistema sia legale – aggiunge Vatteroni – ciò vuol dire che si crea una situazione che non permetterà a nessun lavoratore licenziato della EATON di rientrare a lavorare e sono destinate a fallire tutte le forme di incentivo previste dalla Regione e dal Governo.
Il lavoro dovrà’ essere la priorita’ del prossimo governo. Rivoluzione civile e’ pronta a fare la sua parte respingendo le politiche fallimentari del Governo Monti che ha prodotto gli esodati e con il prolungamento della pensione ha determinato una esclusione dal lavoro di almeno 700 mila giovani! Chiediamo alle altre forze politiche del centrosinistra di costruire su questo tema un confronto e una politica comune sia a livello nazionale che locale.

FEB
08
2013

Sara Vatteroni (RC) Conferenza stampa con Serena Dandini per la Convenzione no more contro la violenza sulle donne

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Il 9 febbraio a Roma alle ore 11.30 alla Casa Internazionale delle donne (via della Lungara 19)Serena Dandini e “No More!”

presentano

Il 14 febbraio la convenzione No More! sarà in piazza insieme a One Billion Rising a Roma e in molte città italiane. Quest’evento mondiale vedrà donne di tutto il mondo ballare per risvegliare le coscienze sul contrasto alla violenza maschile! Un miliardo di donne che subiscono violenza sono un’atrocità ma un miliardo di donne che ballano sono una rivoluzione. Ricordiamo a tutti che anche l’Italia contribuisce con dati drammatici a definire questo miliardo! Noi non ci stiamo per questo ribadiamo che la Convenzione No More firmata da migliaia di persone singole, associazioni, politici ed enti locali è il punto di partenza per il cambiamento anche nel nostro paese per sradicare la violenza maschile – femminicidio una volta per tutte! La violenza sulle donne non è all’ordine del giorno nel dibattito politico elettorale ma dovrebbe esserlo per chi vuole governare il paese! Perché non se ne parla?

Proprio per questo vi invitiamo a parlarne con noi insieme alla conferenza stampa che si terrà a Roma alla Casa internazionale delle donne sabato 9 febbraio alle ore 11.30 insieme con Serena Dandini. Sono invitati e invitate in particolare coloro che hanno firmato la Convenzione No More e sono candidati/e alle prossime elezioni nelle diverse forze politiche.

Parteciperanno tra le altre: Valeria Fedeli, Rosa Calipari, Laura Puppato, Luisa Laurelli, Sara Vatteroni, Rosa Rinaldi, Titti di Salvo, Ileana Piazzoni, Celeste Costantino

FEB
04
2013

La risposta di Antonio Ingroia a Luisa Betti

La mia risposta alla lettera aperta sul femminicidio e Pas
Posted feb 2 2013 by Antonio Ingroia

Cara Luisa Betti,
la parità di genere e la salvaguardia dei minori contro ogni forma di violenza e di discriminazione rappresentano una fondamentale battaglia di giustizia sociale, che abbiamo intenzione di condurre in Parlamento come un impegno essenziale del nostro progetto politico. La tutela della donnacostituisce ancora un’emergenza sociale, la violenza su di loro va contrastata attraverso politiche educative e di prevenzione, inasprimento delle sanzioni e tutele adeguate per chi é vittima di ogni atto lesivo dell’integrità fisica e psicologica.

L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere discriminato per causa di razza, sesso, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. Un principio fondamentale che purtroppo non è ancora garantito: per questo, in Parlamento, presenteremo una proposta legislativa contro ilfemminicidio. Allo stesso modo, la tutela dei diritti dei minori non viene garantita dagli attuali strumenti normativi ed è necessario adeguare la nostra legislazione a quella delle democrazie più avanzate. Quella dell’affidamento è una questione delicata ed urgente da affrontare, insieme a quella della protezione dei minori da ogni tipo di abuso. Noi siamo dalla parte dei non tutelati. Un Paese che vuole dirsi moderno non può consentire che siano calpestati i diritti basilari dell’individuo, anche per questo serve una Rivoluzione Civile.

Antonio Ingroia

FEB
01
2013

Falconi e avvoltoi di Marco Travaglio

Conosco Antonio Ingroia da 15 anni e non l’ho mai sentito paragonarsi a Falcone o a Borsellino. Semplicemente gli ho sentito ricordare due dati storici: nel 1988, neomagistrato, fu “uditore” di Falcone; poi nell’89 andò a lavorare alla Procura di Marsala guidata da Borsellino, di cui fu uno degli allievi prediletti. Nemmeno l’altro giorno Ingroia s’è paragonato a Falcone.
S’è limitato a ricordare un altro fatto storico: appena Falcone si avvicinò alla politica (e di parecchio), andando a lavorare al ministero della Giustizia retto da Martelli nel governo Andreotti, fu bersagliato da feroci attacchi, anche da parte di colleghi, molto simili a quelli hanno investito l’Ingroia politico. Dunque non si comprende (se non con l’emozione di un lutto mai rimarginato per la scomparsa di una persona molto cara) l’uscita di Ilda Boccassini che intima addirittura a Ingroia di “vergognarsi” perché avrebbe “paragonato la sua piccola figura di magistrato a quella di Falcone” distante da lui “milioni di anni luce”. Siccome Ingroia non s’è mai paragonato a Falcone, la Boccassini dovrebbe scusarsi con lui per gl’insulti che, oltre a interferire pesantemente nella campagna elettorale, si fondano su un dato falso. Ciascuno è libero di ritenere un magistrato migliore o peggiore di un altro, ma non di raccontare bugie. Specie se indossa la toga. E soprattutto se si rivolge a uno dei tre o quattro magistrati che in questi 20 anni più si sono battuti per scoprire chi uccise Falcone e Borsellino. Roberto Saviano tiene a ricordare che “Falcone non fece mai politica”: ma neppure questo è vero. Roberto è troppo giovane per sapere ciò che, in un’intervista per MicroMega, Maria Falcone mi confermò qualche anno fa: nel ’91 suo fratello decise di usare il dissidio fra Craxi e Martelli per imprimere una svolta alla lotta alla mafia dall’interno del governo Andreotti, pur sapendo benissimo di quale sistema facevano o avevano fatto parte quei politici. Difficile immaginare una scelta più politica di quella. Ora però sarebbe il caso che tutti – politici, magistrati e giornalisti – siglassero una moratoria su Falcone e Borsellino, per evitare di tirarli ancora in ballo in campagna elettorale. Tutti, però: non solo qualcuno. Anche chi, l’estate scorsa, usò i due giudici morti per contrapporli ai vivi: cioè a Ingroia e Di Matteo, rei di avere partecipato alla festa del Fatto, mentre “Falcone e Borsellino parlavano solo con le sentenze”. Plateale menzogna, visto che entrambi furono protagonisti di centinaia di dibattiti pubblici, feste del Msi e dell’Unità, programmi tv, libri, articoli. Queste assurde polemiche dividono e disorientano il fronte della legalità, regalando munizioni a chi non chiede di meglio per sporchi interessi di bottega.

FEB
01
2013

Lettera aperta al popolo della Perugia Assisi di Flavio Lotti, candidato di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche 2013

Cara amica, caro amico,

per molti anni abbiamo marciato insieme da Perugia ad Assisi chiedendo ai responsabili della politica di ascoltare i nostri appelli per la pace, la giustizia e i diritti umani. Abbiamo sempre cercato di essere positivi e propositivi, aperti al confronto con tutti. Anche a costo di sembrare ingenui. Ma, tranne preziose eccezioni, ci siamo scontrati con un muro di indifferenza e ostilità. E’ amaro riconoscerlo ma è così. In questi anni abbiamo fatto un grande lavoro culturale ma sul piano politico non è cambiato nulla. Anzi. Col passare degli anni, l’indifferenza della politica è diventata ostilità e si sono moltiplicati i tentativi di chiudere le organizzazioni, le istituzioni e le esperienze del pacifismo politico considerate troppo autonome e fastidiose.

E’ successo, anche se non ne ho mai voluto parlare pubblicamente, con la Marcia Perugia-Assisi, con la Tavola della pace e con il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Ed è successo in tante città italiane dove persino il nostro lavoro culturale nelle scuole è fortemente compromesso dai tagli dei finanziamenti e da una cultura politica che ha cancellato la pace e i diritti umani dalla propria agenda.

La voglia di reagire a questa gravissima situazione mi ha spinto ad accettare la proposta di Antonio Ingroia di candidarmi con Rivoluzione Civile. Non è stata una scelta facile. Mi ha convinto la sua disponibilità di aprire alla società civile responsabile un nuovo spazio politico in un sistema bloccato, pericolosamente chiuso e autoreferenziale, insensibile e incapace.

Voglio mettere un piede dentro al Parlamento per continuare a fare quello che ho sempre fatto per costruire una cultura e una politica di pace aprendo, però, questa volta, le porte di quelle istituzioni al movimento per la pace e i diritti umani, per la giustizia e la democrazia. Anche il mio stipendio di parlamentare dovrà servire a questo scopo.

Non voglio fare il “rappresentante”. Voglio continuare a lavorare come ho sempre fatto. E lo farò. Ma voglio anche costringere la politica a fare i conti con una società civile competente, appassionata e responsabile che non accetta più di essere presa in giro.

Se condividi la mia scelta, diamoci da fare insieme. Da subito. Scrivi a flavio@flaviolotti.it oppure chiama al 335.6590356.

Se condividi le mie preoccupazioni ma hai dei dubbi, scrivimi lo stesso. Ti risponderò molto volentieri. Chi lavora per la pace crede nella forza del dialogo.

Nella speranza di ricevere quanto prima un segno del tuo interesse, ti invio i miei più cordiali saluti.

Flavio Lotti

Perugia, 31 gennaio 2013

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GEN
26
2013

Femminicidio: il silenzio delle liste

Oggi Donika Xhafa, una donna albanese di 47 anni, è stata trovata morta in mezzo alla starda uccisa dall’ex convivente, Raffaele Vorraro, 59 anni, a Vercelli dove lei viveva con i figli dopo la separazione. Sembra che l’uomo si fosse recato da lei per una riconciliazione ma per farlo era andato con una pistola in tasca, arma usata per uccidere la donna con 4 colpi: “l’uomo le avrebbe sparato un primo colpo dalla sua auto, poi sarebbe sceso per finirla con altre 3 colpi” (Quotidiano.net). Donika Xhafa è la sesta vittima di femminicidio in Italia dall’inizio dell’anno, e arriva alle pagine della cronaca dopo un anno di insistenti richieste di intervento della società civile nei confronti del governo Monti e dopo mesi di dibattito sul femminicidio nei media. E se anche oggi è triste vedere ancora sui giornali parlare di “raptus” e di “gelosia”, ancora più inquetante è il silenzio di questa campagna elettorale di fronte a un fenomeno che continua come se “nulla fosse”, anche dopo che Amnesty International ha presentato a tutti i leader delle coalizioni politiche che si presentano alle elezioni del 24 e 25 febbraio, il suo decalogo sui diritti umani introducendo esplicitamente il punto su “il femminicidio e la violenza contro le donne”. Di fronte a un attacco evidente, frontale, massiccio sui diritti delle donne, nessun partito si è alzato dicendo: questo lo metto nel mio programma. Ma bisogna fare delle distinzioni: se Vendola ha almeno firmato la Convenzione nazionale “No More!” contro la violenza maschile sulle donne pochi giorni prima delle primarie, e Bersani ha appoggiato il ddl per il contrasto al femmincidio su cui ha lavorato Anna Serafini, nel movimento di Ingroia c’è un silenzio assordante su questi temi, un silenzio non giustificabile per un movimento che si pone a sinistra e che vorrebbe partire dalla società civile. Una dimenticanza, in una campagna elettorale che arriva dopo un anno molto faticoso per le donne, ingiustificata. La violenza domestica, che non è uno scherzo per la quantità di donne e bambini che coinvolge (l’85% della violenza in Italia è violenza domestica e ci sono circa 400 mila bambini che assistono alla violenza in famiglia), è il terreno su cui si sviluppa il 70% dei femmincidi in Italia, in situazioni in cui le donne il più delle volte si trovano in una prigione da cui non riescono a uscire. Su questo, prima della campagna elettorale, si sono consumati fiumi di inchiostro ma quello che il governo Monti ha fatto praticamente – a parte far firmare all’Italia la Convenzione europea di Istanbul e fare un ddl per una ratifica futura – è nulla, o meglio ha detto “faremo” (forse) ma non ha risposto agli appelli che chiedevano politiche immediate, con la conseguenza che le donne sono continuate a essere uccise per mano dei propri partner. Ora, per esempio, sarei curiosa di sapere come le diverse forze politiche in corsa per le elezioni, intendendono prendersi carico di questo problema, e come penserebbero di “vestire” la Convenzione di Istanbul, perché se anche adesso tutti sono d’accordo per la ratifica, in realtà bisogna vedere come il parlamento italiano intende rendere effettive le indicazioni di Istanbul. E alla luce del dibattito al Senato nel settembre scorso sulla firma della Convenzione europea, dove alcune forze politiche di centro destra (Udc e Lega) facevano notare il pericolo di mettere in discussione il concetto di famiglia (si è parlato addirittura di incostituzionalità di alcuni punti della Convenzione), mi sembra evidente che ogni intesa con questi signori, soprattutto se hanno stretti rapporti con il Vaticano, sia molto pericolosa per le donne. E questo bisogna dirlo prendendo posizione pubblica.
By Luisa Betti

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GEN
24
2013

LAVORO. LETTERA INGROIA A ISCRITTI CGIL: IO NON INVITATO. ECCO COSA AVREI DETTO

“Care amiche e amici della Cgil, vi scrivo per riassumere ciò che avrei detto se fossi stato invitato ad intervenire alla vostra conferenza sul programma, al pari degli altri candidati per la Presidenza del Consiglio”. E’ quanto afferma, in una lettera aperta agli iscritti della Cgil, il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia. “Rivoluzione Civile – Lista Ingroia – aggiunge – ha ben chiaro chi sono gli avversari da battere con il voto: Berlusconi, cioè la destra caciarona e impresentabile, e Mario Monti, rappresentante numero uno di quei professori in loden che hanno deciso la drammatica controriforma delle pensioni. Quella ‘destra perbene’ ha colpito in maniera pesantissima tutti i lavoratori e i pensionati, ma soprattutto le donne, ha creato la tragedia sociale degli esodati, ha cancellato l’art.18 ha confermato e aggravato tutte le forme di precariato. In compenso, non ha saputo mettere in campo alcun intervento che incidesse sulle fasce privilegiate, sulla Casta politica, sugli immensi sprechi ben esemplificati dalle auto blu o dalla pletora di consigli d’amministrazione clientelari. Soprattutto, non ha fatto nulla, zero assoluto, quanto a politiche industriali di ampio respiro. Invece mai come in questo momento, nel cuore della crisi, è urgente che ci sia un governo capace di offrire al Paese un indirizzo lungimirante sui settori strategici.
Sui capitoli da cui dipende la qualità della vita e il futuro del Paese – sanità, scuola, università, ricerca – la continuità tra i governi Berlusconi e Monti è totale. Continuano i tagli lineari, le privatizzazioni striscianti, la totale precarietà. In questa plumbea cornice si sono moltiplicati attacchi sempre più profondi contro i diritti e le libertà dei lavoratori. Siamo di fronte a un assedio che sta progressivamente riportando la condizione dei lavoratori e lo stato delle relazioni industriali indietro di un secolo e oltre. Il punto fondamentale, per me e per il mio programma politico, è invece – continua Ingroia – la piena e totale applicazione della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, prima di tutto in materia di libertà civili e sindacali. Ritengo fondamentale e imprescindibile la libertà per i lavoratori di votare sempre gli accordi che li riguardano, di votare sempre i propri rappresentanti e di potersi di iscrivere liberamente al sindacato che vogliono. La storia della Cgil è stata attraversata da discriminazioni e persecuzioni, ma alla fine ha saputo sempre sconfiggerle. Ha combattuto il regime fascista, ha ricostruito l’Italia con la spinta di Giuseppe Di Vittorio, ha emancipato la dignità di chi lavora con Bruno Trentin, ha battuto Berlusconi quando Sergio Cofferati vinse la battaglia per impedire la cancellazione dell’art. 18. Quelli che allora erano in piazza con voi e con noi, hanno votato oggi, senza batter ciglio, quell’eliminazione dell’art. 18 che non era riuscita 10 anni fa.
È dunque per me un impegno di grande valore democratico quello di assumere nel nostro programma l’approvazione di una legge per la democrazia e la rappresentanza nei luoghi di lavoro e la cancellazione delle leggi Fornero sui licenziamenti e sulle pensioni. Ci impegniamo – prosegue la lettera – a combattere la precarietà cancellando le oltre 40 forme di contratto precario per i giovani considerando l’apprendistato come il vero contratto di inizio lavoro. Riteniamo utile, in questa fase di transizione, garantire un reddito minimo almeno per i periodi di vuoto retributivo e previdenziale. Oggi, come anche i dati della Cgil dimostrano, è possibile una scelta alternativa a quella di Berlusconi e Monti. Noi lavoriamo per questo: per un governo di centrosinistra che rompa con le logiche monetariste del fiscal compact, con quelle devastanti della guerra e degli armamenti, con un modello di sviluppo che distrugge l’ambiente e la salute dei cittadini mentre ignora i diritti umani fondamentali. Tutto questo, però, non può essere fatto a braccetto con chi quei modelli sciagurati li ha teorizzati, perseguiti e praticati, come Berlusconi e Monti.
Proprio perché noi siamo disponibili alla costruzione di questa alternativa di governo, ma siamo altrettanto fermamente indisponibili a ogni accordo con chi persegue politiche opposte alle nostre, Rivoluzione Civile rappresenta oggi il vero voto utile per impedire che si realizzi il progetto sciagurato, già annunciato e temo per molti versi già deciso, di un governo Pd-Monti.
Non è questione di pregiudiziali ideologiche ma di scelte pragmatiche e concrete. Noi lavoriamo per l’unità del mondo del lavoro: la destra di Berlusconi e Monti si è adoperata e promette di adoperarsi ancor più in futuro per dividere e per isolare le forze sindacali che non accettano le loro condizioni. La destra italiana ha usato la crisi per distruggere il Contratto Nazionale, abolire l’art. 18, cancellare i diritti minimi per i giovani, abbattere le libertà dentro e fuori i luoghi di lavoro. Noi vogliamo marciare in direzione opposta. E l’autonomia dei sindacati dai partiti e dai governi è un valore da conquistare e da rispettare. Di tutto questo – conclude Ingroia – mi sarebbe piaciuto discutere con voi, ma sono sicuro che non mancheranno altre occasioni di incontro con i pensionati e poi nelle scuole, negli ospedali, nelle fabbriche, dove ogni giorno lavorate garantendo il funzionamento dell’Italia. L’obiettivo comune è quello di restituire al lavoro tutto il valore, tutta la dignità e tutta la libertà necessaria per portare il Paese fuori dalle secche della recessione e della depressione”.

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