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// FEMMINILISMO
NOV
09
2015

LA “TEORIA GENDER” NON ESISTE: LE PARI OPPORTUNITA’ NELLA SOCIETA’ MODERNA

Io c’ero la sera del 6 novembre a San Pio X; c’ero, ed ho ascoltato.
“E sono rimasta stupefatta della superficialità con cui si tratta un tema fondamentale come quello della parità di genere e della demagogia con cui si paventano, inventandole, teorie inesistenti prendendo ad esempio temi ed istituti arcaici; per di più non nel loro contesto originario, ma rivedendoli arbitrariamente per trovare un nemico dove non c’è: con il vero intento, mascherato perché poco nobile, nemmeno tanto di combattere l’omosessualità, che laddove qualcuno lo ritenesse giusto dovrebbe avere il coraggio di affermarlo con le proprie idee alla luce del sole: quanto quello di riaffermare anacronistiche ed incivili differenze di genere, che nulla hanno a che vedere con le differenze sessuali. E ribadendole sia nella vita famigliare, di coppia e genitoriale, sia in quella comunitaria, sociale e perfino di fede, volendo ritornare ad un mondo che, per fortuna, non esiste più e mai più potrà esistere così manicheamente diviso.
La verità, nascosta, è che, alzando il vessillo dell’inesistente “teoria del gender” cui contrapporsi, ci si imbatte in vere e proprie crociate donchisciottiana memoria, per creare un nemico che nella realtà non esiste, agendo sull’ingenuità delle persone, riscoprendo il viscerale ed ultramillenario rapporto fra uomo e donna, cosiddetto “classico”, quello per cui la donna cura la famiglia e l’uomo la mantiene e protegge. Senza il minimo scrupolo a soffermarsi ed analizzare se stessi e il proprio ruolo nella vita personale e sociale.
Chiariamo subito che la differenza di genere non è la differenza sessuale né tantomeno il suo annullamento od “omogeneizzazione”: anzi, la differenza di genere si fonda proprio sul riconoscimento della differenza sessuale fra uomo e donna, con tutto ciò che questo comporta in termini personali, naturali, caratteriali, psicologici, sociali, sociologici, ed infine di “coppia”, di genitori, di famiglia, e mi si permetta, anche di fede, laddove vissuta come cristiani, e cattolici in particolare.
E le “pari opportunità”, e tutte le battaglie e le politiche che in questi decenni si stanno realizzando in tutto il mondo per renderle veramente tali, si fondano proprio sul riconoscimento della peculiarità sessuale, la valorizzazione della cui differenza crei parità di genere con la contemporanea “ammissione” alla vita privata, nel senso di coppia e famigliare, e sociale, nel senso di comunità e di stato, da parte di entrambi i generi agli stessi diritti, stessi doveri e rispetto delle proprie specifiche diversità, da valorizzare e non annientare o sottomettere.”

Non mi voglio soffermare, perciò, sulla collocazione del (mono)dibattito svoltosi l’altra sera all’interno della Chiesa di San Pio X; o sui motivi del perché non si sia scelto l’auditorium per un incontro, pseudo seminariale, che per stessa ammissione della relatrice avrebbe destato qualche dissenso: cosa puntualmente verificatasi dopo un ora e mezzo di monotono intervento della dott.sa Biondi, che ha comunque proseguito imperterrita nella successiva ora il proprio monologo senza alcun contradditorio; tanto meno voglio soffermarmi sull’impossibilità in questi incontri di un confronto, al punto che ad una mia domanda al termine della relazione non mi è stata data risposta, così come ad altri, per il semplice motivo che la risposta avrebbe messo in dubbio la propria arcigna tesi, costringendo prima se stessi e poi gli altri, a qualche riflessione seria, più che a inculcare una formazione passiva.

Ciò su cui, invece, vorrei soffermarmi è nel merito e sui toni da crociata che questa polemica contro la “teoria gender” – che non esiste – sta producendo.

Innanzitutto riscontro che in un anno, quest’ultimo in cui le cosiddette “sentinelle in piedi” hanno accelerato la loro propaganda, il pensiero “anti teoria gender” ha subito delle mutazioni significative e preoccupanti per i veri scopi che si prefigge: dal contrasto alle coppie omosessuali sono, cioè, passati all’attacco alle politiche e alle tesi che puntano alla parità tra i sessi, includendo nel nemico da combattere, anche progetti di intervento sociale che puntano a prevenire il bullismo e la violenza sulle donne, tutte tematiche che non possono essere contrastate con incrementi di pena o con la confessione e il perdono di non farlo più; ma con delle strategie educative che puntino al rispetto della dignità del proprio partner, a superare l’idea che siamo ciò che siamo solo come risultato biologico – il sesso -, e ad affermare che la nostra personalità e identità è il frutto anche e soprattutto del condizionamento famigliare e sociale – il genere.

I condizionamenti sociali spesso producono luoghi comuni (“donne al volante pericolo ambulante”, quando si sa che non è cosi dai dati statistici degli incidenti): stereotipi che fino al ‘63 non permettevano, ad esempio, alle donne di accedere alla carriera giudiziaria, cioè a fare i giudici, perche per la legge le donne, per natura soggette a sbalzi di umore, si affermava, non erano affidabili nel giudizio.

Oggi in Italia non abbiamo più norme che impediscono l’accesso a carriere professionali: ciononostante si assiste a barriere culturali che provocano forme di discriminazione nell’accesso al lavoro, come denunciato dallo stesso Papa Francesco, con la pratica del licenziamento in caso di gravidanza, le cosiddette dimissioni in bianco. Il Papa, in quel caso, non si è limitato a dare una pacca sulla spalla invocando il perdono per il cattivo datore di lavoro se avesse promesso si non applicarla più; ma ha confermato l’esigenza delle donne di realizzarsi nell’attività professionale senza porre limiti: lo stesso Papa non si è sottratto all’esigenza di dover rivedere l’immagine e il ruolo della donna nella Chiesa, non come semplice testimonianza; ma presenza da valorizzare per le sue competenze. Ad aprile il Pontefice è ritornato sul tema affermando l’emancipazione femminile come un” valore” e che a ciò non debba essere ascritto né il fallimento del matrimonio né tanto meno possa essere giustificata la differenza salariale.

I fautori dell’esistenza della “teoria gender” – che non ha fondamento scientifico a meno di non considerare Wikipedia come fonte di teorie – sostengono che si tratterebbe di una teoria tesa a scardinare la concezione antropologica della Chiesa e, dopo aver dovuto constatare che non si trova chi l’abbia teorizzata – per il semplice fatto che non esistendo la teoria non può nemmeno esistere chi la possa aver “creata” -, si va alla ricerca del suo “fondamento” nel pensiero femminista degli anni ’70, alla sua nascita, in particolare, “colpevolizzando” – semmai creare una teoria fosse una “colpa” – Simone de Beauvoir, che avrebbe anche il difetto di essere comunista, e nella Shulamith Firestone. Si estrapolano frasi decontestuallizandole dal momento storico in cui sono state espresse e riproponendole in chiave “teoria gender”. Mi si permetta questo paragone: è come quell’acerrimo anticlericale che volesse ritrovare nei seguenti passi della Genesi 19:30-38 (Lot genera coricandosi con le proprie figlie), 20:1-18, e 12:10-20 (Abramo rivela di aver sposato la sorellastra), l’essenza di come la religione cristiana interpreti il rapporto intrafamigliare, senza contestualizzare il momento storico e soprattutto estrapolare passi e privarli di una lettura complessiva che rivelerebbe ben altro!

Allo stesso modo le frasi dei paladini anti “teoria gender”, estrapolate dal loro contesto originario, non possono essere prese a pretesto per condannare il pensiero femminista: pensiero che per altro ha anche avuto delle evoluzioni e, soprattutto prima di ogni altro, ha fatto proprio il principio della differenza su cui ruotano tutte le politiche di pari opportunità.
E anche laddove ci si spingesse a ritenere preponderante il genere, cioè l’elaborazione sociale dell’individuo, rispetto al sesso biologico, quest’ultimo è sempre in relazione con esso ma con esso non coincide.

Oggi le mie figlie e mio figlio non conoscono la De Beauvoir o la Firestone; se vorranno, approfondiranno: ma ascoltano Emma Watson, l’attrice che impersona Ermione nella saga di Harry Potter, parlare alle Nazione Unite del motivo perché è femminista «Io voglio che gli uomini ereditino questa sfida: così le loro figlie, sorelle e madri potranno essere libere da pregiudizi; ma anche i loro stessi figli avranno il permesso di sentirsi vulnerabili e recuperare quelle parti di sé che hanno abbandonato ritornando così ad essere completi».

Il femminismo non è più quella guerra di sessi paventata dalla relatrice Biondi, al convegno di San Pio X: semmai è la ricerca di un’uguaglianza sociale e famigliare, di pari opportunità; più profondamente, di un nuovo e rinnovato rapporto tra uomo e donna, diversi per sesso e natura, tendenze e vissuto quotidiano, ma uguali per valori, diritti, doveri, aspettative, vita famigliare e sociale. Rapporto in cui anche l’uomo, oggi forse più che la donna, deve ritrovare un senso ed una prospettiva al proprio ruolo di compagno, marito, padre, genitore.

Duole invece cogliere il messaggio semplificato della Dott.sa Biondi che, ai drammi che stiamo vivendo e che minacciano l’umanità, e in particolare i nostri figli – pedofilia, utero in affitto, violenza contro le donne – risponda con la ricetta della riaffermazione dei ruoli classici ed anacronistici di uomo e donna!

La situazione è molto più complessa e costringe ognuno di noi, donna e soprattutto uomo, ad una profonda riflessione su se stessi, sul proprio ruolo personale nella vita di coppia, famigliare, genitoriale e sociale: perché anche io ritengo che siamo di fronte ad una società che tenta di smaterializzare i corpi, denaturalizzare l’uomo e la donna, frutto di “frustrazione e di rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì,” – ha aggiunto il Papa – “rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione”.

Ma per far questo non abbiamo bisogno di crociate; bensì di guardare alla realtà con gli occhi dei contemporanei e la memoria degli antichi: a riflettere sul proprio ruolo di persona, in primis, prima ancora ed oltre che di uomo e donna, senza annullare le differenze sessuali ma nemmeno ripristinandole come elementi di disparità. Ed a farlo, prima di ogni altra cosa, confrontandosi e discutendone pubblicamente in un vero dibattito, avendo la dignità e umiltà di affermare il proprio pensiero senza nascondersi dietro fantomatiche ed inesistenti lotte ai mulini a vento.

Dott.ssa Sara Vatteroni
Donna, moglie, madre, cattolica, formatrice, professionista ed esperta di pari opportunità

NOV
09
2015

Massa 23 ottobre 2014 su Vita Apuana. Maschio e femmina di che genere sei?

In questi mesi ascolto e leggo di articoli con le teorie basate sul gender e penso che regni un grande disorientamento misto a ignoranza.
Sono mamma di due femmine e un maschio e quando li guardo mi chiedo ma che tipo di donne saranno, ma che tipo di uomo sarà? In questo si racchiude la relazione tra sesso e genere. Il sesso un fattore determinato dalla nascita e il genere, il processo di costruzione dell’identità che è il frutto della relazione tra aspetti biologici, mentali e sociali. La costruzione dell’identità di genere si lega con il dato biologico ed è influenzato dalla cultura ma soprattutto della relazione nel contesto famigliare. Le relazioni famigliari attengono al contesto di reciprocità tra i membri e tra generazioni,
al ruolo assunto da uomini e donne e le funzioni svolte dalle donne nello scambio tra generazioni.
Questo approccio alla costruzione dell’individuo nella società ha permesso di superare stereotipi, pregiudizi, ha liberato uomini e donne dalla gabbia di ruoli predefiniti, ha determinato conquiste
sociali ma anche liberato energie in ambito scientifico, artistico, le donne oggi percepiscono la possibilità di esprimersi in tutti i settori nessuno precluso, ciò certamente non vuol dire che sia stata raggiunta la parità anche sostanziale, ma ciò rappresenta sicuramente un opportunità nuova per le donne e la società.
Allo stesso modo ciò vale anche per i maschi che sempre più si pongono o dovrebbero porsi quesiti sulla propria identità anche nel rapporto con le loro amiche e compagne e che hanno la possibilità di riflettere elaborare, superando steccati e stereotipi.
In molti vedono in queste tesi il rischio di annullare le differenze.
In realtà le prime ricerche ed elaborazioni sul gender sono nate nell’ambito del pensiero femminista che parallelamente elaborava tra le diverse tesi, negli anni ottanta, il pensiero della differenza: sfatando la presunta universalità del maschile si riscoprivano saperi, storie e cultura rendendo evidente un “altra” realtà che non voleva più essere considerata minorità oppure condannata all’oblio.
Questo cambiamento ha prodotto rotture e lacerazioni, incomprensioni anche tra le donne ma ha avuto il merito di essere condiviso anche da uomini, è riuscito a spaccare gli steccati al punto che Emma Watson, l’interprete di Ermione nella famosa saga di Harry Potter, ambasciatrice delle Nazioni Unite per i diritti delle donne, recentemente nel suo discorso all’assemblea ha affermato: “ho visto uomini resi fragili e insicuri da un idea distorta di quello che significa successo per un maschio. Nemmeno gli uomini hanno la parità di genere, non parliamo spesso di uomini imprigionati dagli stereotipi di genere, ma io vedo che lo sono. E quando sono liberi le cose cambiano di conseguenza anche per le donne”.

Non sono ancora molti gli uomini ma sono sempre più quelli, che mutuando un linguaggio e un metodo del femminismo, ricostruiscono una propria identità a partire da se per aprirsi al mondo, al sapere, partendo dalla propria parzialità per ricostruire il proprio maschile.

Certo quali sono i modelli a cui gli uomini possono riferirsi? Se la figura autoritaria del padre è stata rinnegata non possono essere certo rinnegate le funzioni della paternità i cui compiti sono legati alla sfera sociale, all’avventura del vivere al di la dei pericoli, per sentirsi parte attiva del contesto sociale? Perduto l’autoritarismo come riconquistare l’autorevolezza?

Così come le donne hanno dimostrato di poter rinnovare la propria identità acquisendo nuovi spazi, anche gli uomini hanno una grande opportunità per ridefinire la propria identità riappropriandosi di ruoli, compiti anche inediti per uomini “nuovi”.

Tutto ciò passa anche attraverso nuove relazioni tra i sessi non più basate sul dominio di uno sull’altro ma su una condivisione di compiti e ruoli, ognuno con la propria specificità.

OTT
22
2013

Commissione pari opportunità Comune di Carrara: Donne prendete nota!

Ieri la Commissione Comunale Progetto Donna per le Pari Opportunità con una sola a astensione ha votato a favore della presidenza a un uomo Alessandro Bandoni e subito è partita la standing ovation, tanti i commenti di molte donne ” ora si farà sul serio, vai avanti siamo tutte con te e complimenti a gogo”
Certo anche noi ci associamo ai complimenti a Bandoni che ha saputo perseguire i suoi obbiettivi ma soprattutto a chi lo ha votato, che ha inferto un colpo alla credibilità delle politiche di pari opportunità di genere.
Alessandro Bandoni è infatti diventato, per chi lo ha votato, l’interprete più genuino, più credibile di una serie di obbiettivi, che sono alla base della commissione comunale Progetto Donna per le Pari Opportunità e vale la pena ricordarle: valorizzare il punto di vista femminile e porre al centro della politica la soggettività femminile; dare poteri e responsabilità alle donne e potenziare la soggettività femminile; lavorare in rete tra soggetti femminili rappresentanti le realtà politiche, culturali, associative e del mondo del lavoro del territorio comunale e infine promuovere le condizioni di pari opportunità tra donna e uomo nei luoghi di lavoro … Per noi oggi non è un bel giorno, per noi oggi sono stati fatti dei grandi passi indietro nelle politiche di genere e questo non siamo solo noi ad affermarlo ma lo sono le Nazioni Unite che sottolineano, all’interno del rapporto CEDAW, come uno dei motivi di fallimento delle politiche di genere in Italia siano oltre alla mancanza di fondi, alla loro dispersione in mille rivoli e alla farraginosità delle istituzioni di parità, “il considerare le discriminazioni contro le donne come una delle tante forme di discriminazione, senza riconoscere la sua specifica natura di genere.” E non a caso nelle raccomandazioni allo stato italiano, si sottolinea “nella determinazione delle competenze in materia, si chiarisca la differente portata di “pari opportunità” (per tutti, inclusivo di ogni forma di discriminazione) e attività antidiscriminatoria basata sul genere. Non si può continuare a parlare di discriminazione basata sul sesso come una delle forme di discriminazione” “Si deve riconoscere che il genere è parte della vita di ogni persona, aldilà che appartenga ad un altro gruppo di maggioranza o ad un’altra minoranza” insomma tutto il contrario di quanto annunciato dal presidente, non ce ne voglia, Alessandro Bandoni e “come ho avuto modo di dire DONNE, IMMIGRATI, OMOSESSUALI. Nessuno ripeto, nessuno VERRÀ LASCIATO INDIETRO”
Insomma un altro passo indietro per un paese scivolato solo dal 2011 al 2012 dal 74 esimo all’ 80 esimo posto nella classifica del gender gap dei 135 paesi analizzati, arriviamo dopo il Lesotho, le Filippine, Nicaragua, Sud Africa, insomma donne prendete nota un paese per donne esiste ma non è l’Italia!

Giurleo Clotilde Vice – Presidente CPO regione Toscana
Claudia Bienaimè consigliera comunale
Sara Vatteroni esperta in Diversity management
Frida Alberti presidente Ass. ARPA

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FEB
15
2013

Contro il femminicidio Con l’amore e il coraggio di Marisela Ortiz di Flavio Lotti, candidato di Rivoluzione Civile

Oggi, 14 febbraio 2013, è la giornata mondiale contro il femminicidio.

Voglio partecipare a questa giornata straordinaria di mobilitazione contro la violenza sulle donne con un ricordo. Il ricordo di una donna straordinaria uccisa da una violenza inaudita che nessuno ha ancora voluto fermare.

E’ stata la prima a parlarmi del “femminicidio”, nel 2007, quando venne a Perugia per partecipare alla Marcia per la pace Perugia-Assisi e all’Assemblea dell’Onu dei Popoli. Si chiamava Marisela Ortiz. Marisela era un’insegnante psicologa messicana. Una donna a cui un giorno viene sequestrata, torturata, seviziata e ammazzata la figlia di 17 anni, Rubi. Una donna che, nonostante il dolore straziante e l’inazione complice della polizia, decide di ribellarsi, di cercare la verità, i resti della figlia e gli assassini. Marisela è determinata, non ha più paura di niente e riesce a consegnare il colpevole alla polizia. L’assassino viene arrestato, ammette le sue colpe, indica la discarica alla periferia della città dove sono sparsi i pezzi del corpo di Rubi. Ma poco dopo tre giudici corrotti lo liberano per mancanza di prove. Marisela comincia così una nuova vita. Riunisce altre donne, fonda un’associazione contro i femminicidi a Ciudad Juárez, organizza manifestazioni, denuncia i silenzi, le complicità, riceve continue minacce di morte. Fino al giorno che in cui le minacce diventano realtà. Marisela viene freddata con un colpo di pistola sulla testa il 16 dicembre 2010 mentre partecipava ad una manifestazione davanti all’ufficio del Governatore di Ciudad Juarez.

Ancora oggi il suo assassino e i suoi mandanti sono senza nomi.

Marisela era donna semplice che aveva deciso di non lasciarsi piegare dalla violenza e dalla paura. Marisela era una donna che aveva deciso di non fermarsi in superficie ma di andare alle radici della violenza, laddove più forte è l’intreccio tra le mafie, la criminalità organizzata e il potere politico. Marisela aveva scelto di rispondere con la nonviolenza. Era diventata un difensore dei diritti umani. Ricordo ancora il calore del suo sorriso, il coraggio delle sue parole e la serenità del suo sguardo.

Possa il suo calore, il suo coraggio e la sua serenità aiutarci a continuare, ogni giorno, tutti i giorni, in ogni dove di questo nostro mondo il suo impegno contro tutte le forme di violenza sulle donne, per la giustizia e il rispetto dei diritti umani.

di Flavio Lotti, candidato di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche 2013

Perugia, 14 febbraio

FEB
08
2013

Sara Vatteroni (RC) Conferenza stampa con Serena Dandini per la Convenzione no more contro la violenza sulle donne

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Il 9 febbraio a Roma alle ore 11.30 alla Casa Internazionale delle donne (via della Lungara 19)Serena Dandini e “No More!”

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Il 14 febbraio la convenzione No More! sarà in piazza insieme a One Billion Rising a Roma e in molte città italiane. Quest’evento mondiale vedrà donne di tutto il mondo ballare per risvegliare le coscienze sul contrasto alla violenza maschile! Un miliardo di donne che subiscono violenza sono un’atrocità ma un miliardo di donne che ballano sono una rivoluzione. Ricordiamo a tutti che anche l’Italia contribuisce con dati drammatici a definire questo miliardo! Noi non ci stiamo per questo ribadiamo che la Convenzione No More firmata da migliaia di persone singole, associazioni, politici ed enti locali è il punto di partenza per il cambiamento anche nel nostro paese per sradicare la violenza maschile – femminicidio una volta per tutte! La violenza sulle donne non è all’ordine del giorno nel dibattito politico elettorale ma dovrebbe esserlo per chi vuole governare il paese! Perché non se ne parla?

Proprio per questo vi invitiamo a parlarne con noi insieme alla conferenza stampa che si terrà a Roma alla Casa internazionale delle donne sabato 9 febbraio alle ore 11.30 insieme con Serena Dandini. Sono invitati e invitate in particolare coloro che hanno firmato la Convenzione No More e sono candidati/e alle prossime elezioni nelle diverse forze politiche.

Parteciperanno tra le altre: Valeria Fedeli, Rosa Calipari, Laura Puppato, Luisa Laurelli, Sara Vatteroni, Rosa Rinaldi, Titti di Salvo, Ileana Piazzoni, Celeste Costantino

FEB
04
2013

La risposta di Antonio Ingroia a Luisa Betti

La mia risposta alla lettera aperta sul femminicidio e Pas
Posted feb 2 2013 by Antonio Ingroia

Cara Luisa Betti,
la parità di genere e la salvaguardia dei minori contro ogni forma di violenza e di discriminazione rappresentano una fondamentale battaglia di giustizia sociale, che abbiamo intenzione di condurre in Parlamento come un impegno essenziale del nostro progetto politico. La tutela della donnacostituisce ancora un’emergenza sociale, la violenza su di loro va contrastata attraverso politiche educative e di prevenzione, inasprimento delle sanzioni e tutele adeguate per chi é vittima di ogni atto lesivo dell’integrità fisica e psicologica.

L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere discriminato per causa di razza, sesso, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. Un principio fondamentale che purtroppo non è ancora garantito: per questo, in Parlamento, presenteremo una proposta legislativa contro ilfemminicidio. Allo stesso modo, la tutela dei diritti dei minori non viene garantita dagli attuali strumenti normativi ed è necessario adeguare la nostra legislazione a quella delle democrazie più avanzate. Quella dell’affidamento è una questione delicata ed urgente da affrontare, insieme a quella della protezione dei minori da ogni tipo di abuso. Noi siamo dalla parte dei non tutelati. Un Paese che vuole dirsi moderno non può consentire che siano calpestati i diritti basilari dell’individuo, anche per questo serve una Rivoluzione Civile.

Antonio Ingroia

GEN
26
2013

Femminicidio: il silenzio delle liste

Oggi Donika Xhafa, una donna albanese di 47 anni, è stata trovata morta in mezzo alla starda uccisa dall’ex convivente, Raffaele Vorraro, 59 anni, a Vercelli dove lei viveva con i figli dopo la separazione. Sembra che l’uomo si fosse recato da lei per una riconciliazione ma per farlo era andato con una pistola in tasca, arma usata per uccidere la donna con 4 colpi: “l’uomo le avrebbe sparato un primo colpo dalla sua auto, poi sarebbe sceso per finirla con altre 3 colpi” (Quotidiano.net). Donika Xhafa è la sesta vittima di femminicidio in Italia dall’inizio dell’anno, e arriva alle pagine della cronaca dopo un anno di insistenti richieste di intervento della società civile nei confronti del governo Monti e dopo mesi di dibattito sul femminicidio nei media. E se anche oggi è triste vedere ancora sui giornali parlare di “raptus” e di “gelosia”, ancora più inquetante è il silenzio di questa campagna elettorale di fronte a un fenomeno che continua come se “nulla fosse”, anche dopo che Amnesty International ha presentato a tutti i leader delle coalizioni politiche che si presentano alle elezioni del 24 e 25 febbraio, il suo decalogo sui diritti umani introducendo esplicitamente il punto su “il femminicidio e la violenza contro le donne”. Di fronte a un attacco evidente, frontale, massiccio sui diritti delle donne, nessun partito si è alzato dicendo: questo lo metto nel mio programma. Ma bisogna fare delle distinzioni: se Vendola ha almeno firmato la Convenzione nazionale “No More!” contro la violenza maschile sulle donne pochi giorni prima delle primarie, e Bersani ha appoggiato il ddl per il contrasto al femmincidio su cui ha lavorato Anna Serafini, nel movimento di Ingroia c’è un silenzio assordante su questi temi, un silenzio non giustificabile per un movimento che si pone a sinistra e che vorrebbe partire dalla società civile. Una dimenticanza, in una campagna elettorale che arriva dopo un anno molto faticoso per le donne, ingiustificata. La violenza domestica, che non è uno scherzo per la quantità di donne e bambini che coinvolge (l’85% della violenza in Italia è violenza domestica e ci sono circa 400 mila bambini che assistono alla violenza in famiglia), è il terreno su cui si sviluppa il 70% dei femmincidi in Italia, in situazioni in cui le donne il più delle volte si trovano in una prigione da cui non riescono a uscire. Su questo, prima della campagna elettorale, si sono consumati fiumi di inchiostro ma quello che il governo Monti ha fatto praticamente – a parte far firmare all’Italia la Convenzione europea di Istanbul e fare un ddl per una ratifica futura – è nulla, o meglio ha detto “faremo” (forse) ma non ha risposto agli appelli che chiedevano politiche immediate, con la conseguenza che le donne sono continuate a essere uccise per mano dei propri partner. Ora, per esempio, sarei curiosa di sapere come le diverse forze politiche in corsa per le elezioni, intendendono prendersi carico di questo problema, e come penserebbero di “vestire” la Convenzione di Istanbul, perché se anche adesso tutti sono d’accordo per la ratifica, in realtà bisogna vedere come il parlamento italiano intende rendere effettive le indicazioni di Istanbul. E alla luce del dibattito al Senato nel settembre scorso sulla firma della Convenzione europea, dove alcune forze politiche di centro destra (Udc e Lega) facevano notare il pericolo di mettere in discussione il concetto di famiglia (si è parlato addirittura di incostituzionalità di alcuni punti della Convenzione), mi sembra evidente che ogni intesa con questi signori, soprattutto se hanno stretti rapporti con il Vaticano, sia molto pericolosa per le donne. E questo bisogna dirlo prendendo posizione pubblica.
By Luisa Betti

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NOV
23
2012

L’intervento al Seminario a Napoli nell’ambito del progetto di presentazione della Piattaforma Cedaw

Oggi a napoli si è tenuto un importantissimo seminario con la presentazione del rapporto ombra dell’ONU sulla discriminazioni contro le donne cedaw.
Il rapporto mette in evidenza le violazioni dell’Italia nella tutela alle donne in particolare, la relazione ha focalizzato la sua attenzione sulle norme in discussione in parlamento di modifica alla legge 54/2006 che ha introdotto nel nostro ordinamento un importante istituto quello dell’affido condiviso. Leggi tutto →

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NOV
23
2012

Sara Vatteroni: “Befera non può ricordarsi delle famiglie solo per alzare le tasse” Mai più “casi Cittadella” e più attenzione per bambini e genitori

“Quelle che chiediamo sono misure puntuali e a basso impatto economico, visto che aiutare economicamente una famiglie a “stare meglio” costa allo Stato certamente meno che inserire un bambino in comunità, ma anche segnali politici e culturali che siano in grado di riconoscere il valore culturale e sociale della famiglia; in questo senso le recenti dichiarazioni del Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate, Befera sono dannose oltre che profondamente pericolose e offensive”. Leggi tutto →

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