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OTT
14
2013

Lampedusa nessuno può dire che non sapeva!

la vicenda di Lampedusa ha scosso le coscienze di molti, soprattutto tra coloro che sono deputati a prendere le decisioni perché non si verifichino più. In realtà tutto quello che è avvenuto in queste settimane è solo la punta dell’iceberg di una politica che ha fallito nella sua impostazione e non è solo per la scelleratezza della legge Bossi – Fini ma per la filosofia che da sempre guida il nostro legislatore.
la recente strage e le parole del Papa “vergogna” hanno indotto molti dei nostri governanti a una “retorica buonista” dimenticando che i primi accordi di collaborazione con la Libia per il contrasto dell’immigrazione clandestina, vennero conclusi dal ministro degli interni Napolitano e attraverso gli stessi accordi il governo del Ministro Maroni aprì la strada a vere e proprie deportazioni di tutti gli immigrati considerati tutti irregolari, perché quando si scappa da situazioni di guerra non si ha il tempo e l’occasione per prenotare un aereo, dotarsi di documenti in regola e sbarcare a Fiumicino.
Chi scappa e attraversa il mediterraneo, da tempo fugge da condizioni disumane di vita e le vicende delle primavere arabe e del conflitto siriano hanno solo aumentato la disperazione di questa area.
Ma la strage di Lampedusa potremmo dire è una strage annunciata, e purtroppo preceduta da molte altre anche se di minore entità.
Annunciata perché sta dentro una logica sicuritaria che sembra anche ignorare la realtà. In primo luogo l’immigrazione clandestina dalle frontiere marittime meridionali non supera il 12 % degli ingressi irregolari in Italia, in mala fede perché si sono utilizzate le normative comunitarie e “l’emergenza” per inasprire le normative interne in materia di immigrazione, quando l’Europa non impone affatto di mandare a morte i migranti che tentano la traversata del Mediterraneo.
Nelle comunicazione della commissione al Consiglio dell’Unione europea del 2006 affermava l’esigenza di cooperare con i paesi in transito dell’Africa e del Medio Oriente e sottolineava come i fenomeni migratori nel mediterraneo avessero assunto carattarestiche miste comprendendo migranti illegali che non richiedono particolare protezione, e rifugiati che invece la necessitano. Per questo le pratiche di sorveglianza delle coste dovevano essere improntate a coniugare l’esigenza di protezione delle coste e nel contempo dei richiedenti asilo, anche attraverso la redazione di protocolli di accoglienza redatti in collaborazione con l’Organizzazione marittima internazionale (OMI) e con l’UNHCR.
La commissione europea avvertiva in sostanza il rischio che le misure contro l’immigrazione clandestina potessero risultare in contrasto con il diritto internazionale e con il diritto di asilo, anche nelle concrete modalità operative degli interventi di controllo delle frontiere.
la risposta del governo italiano fu quello di introdurre, con la Bossi Fini, procedure più complesse per l’accesso alle coste via mare, criminalizzando l’ingresso irregolare, estendendo i tempi di trattenimento nei centri di detenzione amministrativa, pur sapendo che nella maggior parte dei casi si tratta di persone che avrebbero il diritto a richiedere lo status di rifugiato politico o la protezione internazionale.
Segui una stagione di respingimenti in mare di natanti carichi di migranti verso i porti di partenza, spesso in situazioni di scarsa navigabilità e in condizioni metereologiche sfavorevoli e soprattutto di natanti non certo in condizioni di navigabilità, dove anche il semplice diritto di “visita” puoò mettere a repentaglio la vita dei naviganti come avvenuto in molti casi in caso di affiancamento e dello sposatamento delle persone verso il bordo dell’imbarcazione.
Infine il progetto FRONTEX (il protocollo venne sottoscritto nel 2004), finanziato all’Italia dall’Unione Europea con 200 milioni di euro dimostrò da subito la sua inadeguatezza. Nel 2008 malgrado l’aumento delle operazioni di pattugliamento congiunto hanno intercettato soltanto 11. 476 migranti contro i 23.438 intercettati nel 2006 ( dati ufficiali dell’Agenzia Frontex). Inoltre i dati testimoniano che, nonostante il progetto Frontex abbia consumato tante risorse in personale e convegni, azioni di cordinameto, lo stesso programma che oggi si chiede di incrementare, sia completamente inefficace sia per le modalità sia per il mancato accordo tra i paesi europei sulle modalità di respingimento verso i paesi di origine
Infatti dalle statistiche dei flussi migratori, sia per l’Italia che la Spagna, si evidenza la loro diminuzione solo quando si intraprendono accordi non solo di riammissione ma soprattutto di cooperazione economica.
Inoltre il progetto frontex ha comportato anche un cambiamento nelle barche della disperazione sempre più piccole, per fuggire ai controlli e con rotte sempre più lunghe.
Infine, ma non è certo secondario, nessuno ha mai messo in dubbio le condizione disumane in cui vivevano i migranti approdati alle coste libiche. Un paese la Libia che non ha mai sottoscritto le convenzione dei diritti umani e che nel contempo ha trovato nei migranti un buona carta da giocare sul tavolo internazionale per strappare convenzioni economiche e risorse sulla pelle dei migranti.
Le condizione sono disumane per chi viene respinto ma lo diventano anche per coloro che riecono ad arrivare in Italia. Lo scorso anno l’Italia ha emesso solo il 4,3% dei permessi di soggiorno per richiedenti asilo approdati alla Fortezza europa, e anche quando arriva il riconoscimento avviene dopo una lunghissima attesa, un anno e mezzo e un costo procapite del richiedente asilo di 45 euro presso le strutture della protezione civile. Daltro canto sia dai tempi della legge turco – napolitano e poi la Bossi Fini i governi hanno omesso, nonostante le procedure di infrazione europee, di elaborare un testo organico per l’asilo politico e così siamo fermi alla legge Martelli.
La strage di Lampedusa una strage annunciata, dal momento che il governo italiano ha realizzato una politica securitaria imponendo, unilateralmente operazioni di respingimento verso paesi come la Libia non rispettosi di nessuna convenzione umanitaria e con l’esplicita violazione di tutte le norme internazionali di tutela dei diritti umani. Oggi possiamo dire VERGOGNA perché nessuno puo’ dire che non sapeva.

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OTT
31
2012

LA DENUNCIA DELL’IDV CONTRO L’AGENZIA TEDESCA JUGENDAMT. SARA VATTERONI -RESP. IDV DEMOCRAZIA PARITARIA- : “ LA GERMANIA RAPISCE FIGLI E RISORSE ALLE MADRI ITALIANE”

“MINISTRO SEVERINO TORNI AD ESSERE DONNA E MADRE”

“INADEGUATI GLI STRUMENTI ITALIANI IN MANO ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA IN MATERIA DI MINORI”

La Responsabile Nazionale IDV per la Democrazia Paritaria, Sara Vatteroni, non ha mezze misure e,  a margine di un convegno organizzato a Carrara sui diritti dei bambini, denuncia: “La Germania continua a rapire i figli delle donne italiane che ritornano nel proprio Paese d’origine, magari per allontanarsi da mariti violenti e  convivenze inaccettabili per la crescita sana dei propri bambini” . Leggi tutto →

OTT
01
2012

Oggi come sessant’anni fa: le vittime dello Jugendamt tedesco sono le vittime di Sant’Anna di Stazzema

Assume un sapore sinistro e quasi beffardo la dichiarazione rilasciata all’ANSA dalla Procuratrice Claudia Krauth che ha archiviato il processo alle SS per la strage di Sant’Anna di Stazzema: ‘’ Mi sento di assicurare ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che la Procura di Stoccarda ha fatto tutto il possibile per chiarire le responsabilità dei militari della Reichsfuehrer SS nel massacro’’.
Sappiamo quanto la cultura giuridica di un paese che si traduce in codici e leggi e procedure, sia lo specchio fedele e la sintesi di mentalità, usi, consuetudini, convinzioni.
Oggi è sotto gli occhi di tutti, finalmente smascherato dallo scandalo della sentenza di Stoccarda che mette in dubbio le confessioni degli imputati, e, con calcolo ragionieristico anche il numero delle vittime a suo tempo accertate, non tanto una sorta di revisionismo storico di stampo negazionista, ma di quanto il sistema ‘deutsch legal’ sia ‘’ legale’’ solo ed esclusivamente per il cittadino tedesco, che gode di una particolare attenzione, ed è un principio che tocca anche altri ambiti, come il diritto di famiglia.
Avviene infatti che anche nel diritto di famiglia, a prevalere e’ il criterio naturale di
’’ appartenenza’’ alla comunità tedesca e alle sue regole, in palese contrasto con principi di diritto universale, e con le procedure, come il diritto al giusto processo, al contraddittorio, all’ascolto, all’imparzialità del giudice, garantiti da Convenzioni Internazionali, consapevolmente sottoscritte anche dalla civilissima Germania. Il permanere di istituti quali lo Jugendamt ’terzo genitore’’, o ‘’genitore di Stato’’ mette in dubbio, allo stesso modo del permanere in Italia di istituti di epoca fascista, quali il Tribunale per i Minorenni, la costruzione di un’ Europa coesa e di una nuova cittadinanza europea.

L’istituto dello Jugendamt nato sessant’anni fa per la ‘’protezione dei minori’’, il cui meccanismo di reale funzionamento è ai più sconosciuto, riveste un ruolo fondamentale in caso di separazioni tra genitori e nel caso si tratti di genitori di diversa nazionalità. Infatti, oltre a schierarsi in maniera imparziale a difesa del genitore tedesco, propone una sorta di neo-germanizzazione.
Grazie alla lotta del tutto impari e alla testimonianza di genitori spesso bilingue, di alta formazione universitaria, come Marinella Colombo e Olivier Karrer, che hanno scritto libri su questo silenzioso olocausto bianco che si sta perpetrando nella civilissima Europa, e presentato petizioni al Parlamento Europeo, è stato possibile svelare il meccanismo di scatole cinesi e l’impianto civile, penale ed amministrativo che opera dai tempi dell’epoca nazista, intrecciandosi in modo funzionale con appositi regolamenti europei , con l’obiettivo di ottenere l’affidamento esclusivo del bambino binazionale. A tutti i costi, sacrificando affetti, stravolgendo perizie, screditando le volontà dei bambini coinvolti.
Per questo motivo, alcuni di questi genitori stranieri, vittime inconsapevoli e spesso non credute, senza mezzi, ridotti sul lastrico, a cui è stato sottratto per sempre il rapporto con i propri figli, sono stati ingiustamente incarcerati con accuse infamanti e senza prove, che ricordano i processi kafkiani agli ‘’oppositori politici’’ di un tempo .
A ciò si aggiunga che, contrariamente a ciò che avviene con le nostre sentenze, gli omologhi giudici italiani, non mettono mai in dubbio le sentenze o ordinanze tedesche, anzi si prodigano, come nel caso di Marinella Colombo, a collaborare di buon grado per adempiere alle disposizioni tedesche.
Tutto il sistema su cui si fonda lo Jugendamt va ricercato nel principio della presunzione di colpevolezza che permea tutto il diritto penale tedesco, per cui è sufficiente il semplice sospetto che un genitore straniero abbia intenzione di portare via il figlio dalla Germania, che si attuano immediatamente meccanismi e procedure preventive, con l’unico obiettivo di criminalizzare preventivamente il genitore non tedesco, pregiudicandone libertà di spostamento, e soprattutto sottraendogli per sempre qualsiasi relazione e qualsiasi diritto sul figlio, salvo l’obbligo a provvedere all’assegno di mantenimento e a eventuali lasciti ereditari.
Si tratta di casi diversi e tra loro distanti, è vero, ma ci fanno capire che stiamo rischiando di creare una comunità’ europea dove la reciprocità è soltanto a senso unico e dove manca il comune riconoscimento di una cittadinanza consapevole e condivisa.
Oggi, come sessant’anni fa, ci sono centinaia di migliaia di bambini italo-tedeschi, franco- tedeschi, polacco-tedeschi, iberico-tedeschi, americani-tedeschi, russo-tedeschi, anglo-tedeschi annientati emotivamente e culturalmente, costretti a vivere senza un genitore, contro la loro volontà, a causa di un impianto, quello dello Jugendamt, che risente oramai del tempo e che è tra gli ostacoli alla costruzione di un Europa fatta di valori condivisi.

Per maggiori informazioni sullo Jugendamt visitate il sito www.ceed-europa.eu

Sara Vatteroni
Responsabile Dipartimento Democrazia Paritaria Italia dei Valori

NOV
08
2010

SALVAGUARDIAMO I DIRITTI DELLE PERSONE E IL PRINCIPIO DI LEGALITÀ

La vicenda degli immigrati di Brescia ripropone i problemi legati alle sanatorie, da sempre infatti in Italia le norme per le sanatorie sono fatte non per includere ma per escludere, l’ultima sanatoria è stata emblematica.

A Pasqua del 2010 a Massa – Carrara abbiamo avuto una protesta analoga e avevo scritto una lettera aperta che vi ripropongo in quanto sempre attuale, quello che mi sconcerta oggi che sarebbe bastata una telefonata al numero giusto … di cui però non dispongo.

Mentre il nostro Presidente del Consiglio telefona a tutela di questa o quell’altra, dovremo far credere agli stranieri che l’Italia è un paese dove regna la Legalità!!!

Buona Lettura

lettera aperta sulla tenda degli immigrati di Massa Carrara

OTT
05
2010

ROM E SINTI PROTAGONISTI DELLA LORO STORIA

La presenza Rom e Sinta non può essere considerata un emergenza, abbiamo traccia delle prime presenze nel 1422 a Bologna, oggi la loro presenza è di 170 mila unità di cui 2/3 italiani, semmai una sfida per definire un nuovo progetto di accoglienza e di riconoscimento dei diritti.

Invece ciò che assistiamo è la continua drammatizzazione, campagne mediatiche all’insegna dell’odio verso il diverso.

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