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// Affido Condiviso
FEB
08
2013

Sara Vatteroni (RC) Conferenza stampa con Serena Dandini per la Convenzione no more contro la violenza sulle donne

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Il 9 febbraio a Roma alle ore 11.30 alla Casa Internazionale delle donne (via della Lungara 19)Serena Dandini e “No More!”

presentano

Il 14 febbraio la convenzione No More! sarà in piazza insieme a One Billion Rising a Roma e in molte città italiane. Quest’evento mondiale vedrà donne di tutto il mondo ballare per risvegliare le coscienze sul contrasto alla violenza maschile! Un miliardo di donne che subiscono violenza sono un’atrocità ma un miliardo di donne che ballano sono una rivoluzione. Ricordiamo a tutti che anche l’Italia contribuisce con dati drammatici a definire questo miliardo! Noi non ci stiamo per questo ribadiamo che la Convenzione No More firmata da migliaia di persone singole, associazioni, politici ed enti locali è il punto di partenza per il cambiamento anche nel nostro paese per sradicare la violenza maschile – femminicidio una volta per tutte! La violenza sulle donne non è all’ordine del giorno nel dibattito politico elettorale ma dovrebbe esserlo per chi vuole governare il paese! Perché non se ne parla?

Proprio per questo vi invitiamo a parlarne con noi insieme alla conferenza stampa che si terrà a Roma alla Casa internazionale delle donne sabato 9 febbraio alle ore 11.30 insieme con Serena Dandini. Sono invitati e invitate in particolare coloro che hanno firmato la Convenzione No More e sono candidati/e alle prossime elezioni nelle diverse forze politiche.

Parteciperanno tra le altre: Valeria Fedeli, Rosa Calipari, Laura Puppato, Luisa Laurelli, Sara Vatteroni, Rosa Rinaldi, Titti di Salvo, Ileana Piazzoni, Celeste Costantino

FEB
04
2013

La risposta di Antonio Ingroia a Luisa Betti

La mia risposta alla lettera aperta sul femminicidio e Pas
Posted feb 2 2013 by Antonio Ingroia

Cara Luisa Betti,
la parità di genere e la salvaguardia dei minori contro ogni forma di violenza e di discriminazione rappresentano una fondamentale battaglia di giustizia sociale, che abbiamo intenzione di condurre in Parlamento come un impegno essenziale del nostro progetto politico. La tutela della donnacostituisce ancora un’emergenza sociale, la violenza su di loro va contrastata attraverso politiche educative e di prevenzione, inasprimento delle sanzioni e tutele adeguate per chi é vittima di ogni atto lesivo dell’integrità fisica e psicologica.

L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere discriminato per causa di razza, sesso, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. Un principio fondamentale che purtroppo non è ancora garantito: per questo, in Parlamento, presenteremo una proposta legislativa contro ilfemminicidio. Allo stesso modo, la tutela dei diritti dei minori non viene garantita dagli attuali strumenti normativi ed è necessario adeguare la nostra legislazione a quella delle democrazie più avanzate. Quella dell’affidamento è una questione delicata ed urgente da affrontare, insieme a quella della protezione dei minori da ogni tipo di abuso. Noi siamo dalla parte dei non tutelati. Un Paese che vuole dirsi moderno non può consentire che siano calpestati i diritti basilari dell’individuo, anche per questo serve una Rivoluzione Civile.

Antonio Ingroia

OTT
31
2012

LA DENUNCIA DELL’IDV CONTRO L’AGENZIA TEDESCA JUGENDAMT. SARA VATTERONI -RESP. IDV DEMOCRAZIA PARITARIA- : “ LA GERMANIA RAPISCE FIGLI E RISORSE ALLE MADRI ITALIANE”

“MINISTRO SEVERINO TORNI AD ESSERE DONNA E MADRE”

“INADEGUATI GLI STRUMENTI ITALIANI IN MANO ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA IN MATERIA DI MINORI”

La Responsabile Nazionale IDV per la Democrazia Paritaria, Sara Vatteroni, non ha mezze misure e,  a margine di un convegno organizzato a Carrara sui diritti dei bambini, denuncia: “La Germania continua a rapire i figli delle donne italiane che ritornano nel proprio Paese d’origine, magari per allontanarsi da mariti violenti e  convivenze inaccettabili per la crescita sana dei propri bambini” . Leggi tutto →

OTT
19
2012

La PAS non esiste!! Subito una commissione d’inchiesta

Da anni l’IDV donne della Toscana segnala i rischi dell’applicazione delle diagnosi di PAS ( sindrome di alienazione parentale) nelle aule dei tribunali, una sindrome totalmente ascientifica e che a seguito della vicenda di Cittadella, sembra oramai un opinione diffusa, confermata anche dal Ministro delle Sanità.
Siamo rammaricati che sia stato necessario un filmato amatoriale per  denunciare quanto stia avvenendo da tempo nelle aule giudiziarie: perizie “cliniche” di PAS diagnosticate non solo da psichiatri, ma anche da assistenti sociali che hanno avuto come conseguenza il confinamento di decine di bambini cosiddetti “alienati” presso case famiglie e istituti.
Ora però è necessario mettere la parola fine!

Leggi tutto →

OTT
16
2012

Appello urgente al Ministro della Giustizia Severino

Premesso che

- la sindrome di alienazione genitoriale (o PAS, Parental Alienation Syndrome) è una ipotetica dinamica psichiatrica che, secondo le teorie di Richard Gardner, si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzio conflittuali.

- tale sindrome non è comunemente riconosciuta come verificabile, né attendibile da ampia parte della comunità scientifica internazionale:
nel marzo 2010 l’Associazione dei neuropsichiatri spagnoli ha criticato ufficialmente il suo uso, sia psichiatrico che giuridico, e lo stesso Governo spagnolo ha indirizzato una nota ai professionisti del settore, onde evitarne l’utilizzo;
- negli Stati Uniti d’America i procuratori di Stato hanno adottato, nel 2003, una risoluzione al fine di non utilizzare la PAS nelle cause di affidamento di minori.
- In Canada il Dipartimento Giustizia ha emanato una direttiva suggerendo di ricorrere ai normali strumenti processuali già esistenti, che offrirebbero maggiori garanzie di scientificità;
- la PAS non è stata mai ammessa tra i disturbi mentali ufficialmente riconosciuti dalla comunità scientifica, né, tantomeno, riconosciuta dalla classificazione internazionale delle malattie ICD (International classification of diseases);
- in data 21 settembre 2012 sul “Washington Times” è apparsa la notizia secondo la quale l’Apa (American psychiatric association), ovvero l’associazione americana i cui membri sono specializzati in diagnosi, trattamento, prevenzione e ricerca di malattie mentali, non ha incluso la PAS nel DSM-5 (edizione aggiornata dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali)
- Il presidente della Società italiana di Psichiatria, Claudio Mencacci, ha definito la sindrome una teoria «priva di presupposti clinici, di validità e di affidabilità».

si chiede urgentemente

al Ministro della Giustizia Cancellieri di attivare il proprio potere ispettivo presso tutti i Tribunali italiani, compresi i Tribunali per i Minorenni, allo scopo esclusivo di accertare il numero totale delle sentenze di affidamento dei minori che sono state decise sulla base della diagnosi di Parental Syndrome Alienation ( Pas) e se i servizi giudiziari abbiano proceduto secondo le leggi, i regolamenti e le istruzioni vigenti, tenendo conto, soprattutto, della rilevanza dei diritti coinvolti.

Per adesioni
saravatteroni@gmail.com

OTT
01
2012

Oggi come sessant’anni fa: le vittime dello Jugendamt tedesco sono le vittime di Sant’Anna di Stazzema

Assume un sapore sinistro e quasi beffardo la dichiarazione rilasciata all’ANSA dalla Procuratrice Claudia Krauth che ha archiviato il processo alle SS per la strage di Sant’Anna di Stazzema: ‘’ Mi sento di assicurare ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che la Procura di Stoccarda ha fatto tutto il possibile per chiarire le responsabilità dei militari della Reichsfuehrer SS nel massacro’’.
Sappiamo quanto la cultura giuridica di un paese che si traduce in codici e leggi e procedure, sia lo specchio fedele e la sintesi di mentalità, usi, consuetudini, convinzioni.
Oggi è sotto gli occhi di tutti, finalmente smascherato dallo scandalo della sentenza di Stoccarda che mette in dubbio le confessioni degli imputati, e, con calcolo ragionieristico anche il numero delle vittime a suo tempo accertate, non tanto una sorta di revisionismo storico di stampo negazionista, ma di quanto il sistema ‘deutsch legal’ sia ‘’ legale’’ solo ed esclusivamente per il cittadino tedesco, che gode di una particolare attenzione, ed è un principio che tocca anche altri ambiti, come il diritto di famiglia.
Avviene infatti che anche nel diritto di famiglia, a prevalere e’ il criterio naturale di
’’ appartenenza’’ alla comunità tedesca e alle sue regole, in palese contrasto con principi di diritto universale, e con le procedure, come il diritto al giusto processo, al contraddittorio, all’ascolto, all’imparzialità del giudice, garantiti da Convenzioni Internazionali, consapevolmente sottoscritte anche dalla civilissima Germania. Il permanere di istituti quali lo Jugendamt ’terzo genitore’’, o ‘’genitore di Stato’’ mette in dubbio, allo stesso modo del permanere in Italia di istituti di epoca fascista, quali il Tribunale per i Minorenni, la costruzione di un’ Europa coesa e di una nuova cittadinanza europea.

L’istituto dello Jugendamt nato sessant’anni fa per la ‘’protezione dei minori’’, il cui meccanismo di reale funzionamento è ai più sconosciuto, riveste un ruolo fondamentale in caso di separazioni tra genitori e nel caso si tratti di genitori di diversa nazionalità. Infatti, oltre a schierarsi in maniera imparziale a difesa del genitore tedesco, propone una sorta di neo-germanizzazione.
Grazie alla lotta del tutto impari e alla testimonianza di genitori spesso bilingue, di alta formazione universitaria, come Marinella Colombo e Olivier Karrer, che hanno scritto libri su questo silenzioso olocausto bianco che si sta perpetrando nella civilissima Europa, e presentato petizioni al Parlamento Europeo, è stato possibile svelare il meccanismo di scatole cinesi e l’impianto civile, penale ed amministrativo che opera dai tempi dell’epoca nazista, intrecciandosi in modo funzionale con appositi regolamenti europei , con l’obiettivo di ottenere l’affidamento esclusivo del bambino binazionale. A tutti i costi, sacrificando affetti, stravolgendo perizie, screditando le volontà dei bambini coinvolti.
Per questo motivo, alcuni di questi genitori stranieri, vittime inconsapevoli e spesso non credute, senza mezzi, ridotti sul lastrico, a cui è stato sottratto per sempre il rapporto con i propri figli, sono stati ingiustamente incarcerati con accuse infamanti e senza prove, che ricordano i processi kafkiani agli ‘’oppositori politici’’ di un tempo .
A ciò si aggiunga che, contrariamente a ciò che avviene con le nostre sentenze, gli omologhi giudici italiani, non mettono mai in dubbio le sentenze o ordinanze tedesche, anzi si prodigano, come nel caso di Marinella Colombo, a collaborare di buon grado per adempiere alle disposizioni tedesche.
Tutto il sistema su cui si fonda lo Jugendamt va ricercato nel principio della presunzione di colpevolezza che permea tutto il diritto penale tedesco, per cui è sufficiente il semplice sospetto che un genitore straniero abbia intenzione di portare via il figlio dalla Germania, che si attuano immediatamente meccanismi e procedure preventive, con l’unico obiettivo di criminalizzare preventivamente il genitore non tedesco, pregiudicandone libertà di spostamento, e soprattutto sottraendogli per sempre qualsiasi relazione e qualsiasi diritto sul figlio, salvo l’obbligo a provvedere all’assegno di mantenimento e a eventuali lasciti ereditari.
Si tratta di casi diversi e tra loro distanti, è vero, ma ci fanno capire che stiamo rischiando di creare una comunità’ europea dove la reciprocità è soltanto a senso unico e dove manca il comune riconoscimento di una cittadinanza consapevole e condivisa.
Oggi, come sessant’anni fa, ci sono centinaia di migliaia di bambini italo-tedeschi, franco- tedeschi, polacco-tedeschi, iberico-tedeschi, americani-tedeschi, russo-tedeschi, anglo-tedeschi annientati emotivamente e culturalmente, costretti a vivere senza un genitore, contro la loro volontà, a causa di un impianto, quello dello Jugendamt, che risente oramai del tempo e che è tra gli ostacoli alla costruzione di un Europa fatta di valori condivisi.

Per maggiori informazioni sullo Jugendamt visitate il sito www.ceed-europa.eu

Sara Vatteroni
Responsabile Dipartimento Democrazia Paritaria Italia dei Valori

GIU
17
2012

IN ITALIA E’ IN CORSO UN VERO E PROPRIO FEMMINICIDIO, CHI LO NEGA, NEGA UNA REALTA’ E NON MI RAPPRESENTA

In merito ai convegni tenutisi a Trieste e a Grado sulla presentazione delle 14 migliori leggi europee per le donne, ovvero la’Clause de l’Européenne la plus favorisée’ alla presenza della Senatrice Giuliana Carlino e ad altre esponenti dell’Italia dei Valori del Friuli, e illustri esponenti del sindacato e delle Istituzioni tra cui la consigliera di parità, la presidente della Consulta femminile, la consulente legale presso SOS Rosa di Gorizia, la segretaria CGIL di Pordenone, e molte altre, desideriamo pubblicamente prendere le distanze dalle affermazioni della dottoressa Valentina Peloso relatrice ai due convegni sopra menzionati, espresse in più occasioni sul suo blog ‘Alice nel paese del genoma’ poiché denotano una banalizzazione della violenza di genere inaccettabile e offensiva per tutte coloro che operano quotidianamente a tutti i livelli per la difesa delle donne e minori.

Ci riferiamo in particolare agli articoli pubblicati il 30 settembre 2011 “L’Italia dei Valori e la legge sull’affidamento condiviso” , l’articolo del 29 gennaio 2012 “ Come farsi venire un attacco di fegato la domenica sera sul web” a seguito del convegno organizzato dall’Italia dei Valori di Massa Carrara contro la PAS e l’articolo del 13 giugno 2012 dal titolo “ La violenza non ha genere”.

E’ doveroso fare una premessa:

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