seguici su Facebook seguici su Twitter

Tag

// Ingroia
FEB
01
2013

Falconi e avvoltoi di Marco Travaglio

Conosco Antonio Ingroia da 15 anni e non l’ho mai sentito paragonarsi a Falcone o a Borsellino. Semplicemente gli ho sentito ricordare due dati storici: nel 1988, neomagistrato, fu “uditore” di Falcone; poi nell’89 andò a lavorare alla Procura di Marsala guidata da Borsellino, di cui fu uno degli allievi prediletti. Nemmeno l’altro giorno Ingroia s’è paragonato a Falcone.
S’è limitato a ricordare un altro fatto storico: appena Falcone si avvicinò alla politica (e di parecchio), andando a lavorare al ministero della Giustizia retto da Martelli nel governo Andreotti, fu bersagliato da feroci attacchi, anche da parte di colleghi, molto simili a quelli hanno investito l’Ingroia politico. Dunque non si comprende (se non con l’emozione di un lutto mai rimarginato per la scomparsa di una persona molto cara) l’uscita di Ilda Boccassini che intima addirittura a Ingroia di “vergognarsi” perché avrebbe “paragonato la sua piccola figura di magistrato a quella di Falcone” distante da lui “milioni di anni luce”. Siccome Ingroia non s’è mai paragonato a Falcone, la Boccassini dovrebbe scusarsi con lui per gl’insulti che, oltre a interferire pesantemente nella campagna elettorale, si fondano su un dato falso. Ciascuno è libero di ritenere un magistrato migliore o peggiore di un altro, ma non di raccontare bugie. Specie se indossa la toga. E soprattutto se si rivolge a uno dei tre o quattro magistrati che in questi 20 anni più si sono battuti per scoprire chi uccise Falcone e Borsellino. Roberto Saviano tiene a ricordare che “Falcone non fece mai politica”: ma neppure questo è vero. Roberto è troppo giovane per sapere ciò che, in un’intervista per MicroMega, Maria Falcone mi confermò qualche anno fa: nel ’91 suo fratello decise di usare il dissidio fra Craxi e Martelli per imprimere una svolta alla lotta alla mafia dall’interno del governo Andreotti, pur sapendo benissimo di quale sistema facevano o avevano fatto parte quei politici. Difficile immaginare una scelta più politica di quella. Ora però sarebbe il caso che tutti – politici, magistrati e giornalisti – siglassero una moratoria su Falcone e Borsellino, per evitare di tirarli ancora in ballo in campagna elettorale. Tutti, però: non solo qualcuno. Anche chi, l’estate scorsa, usò i due giudici morti per contrapporli ai vivi: cioè a Ingroia e Di Matteo, rei di avere partecipato alla festa del Fatto, mentre “Falcone e Borsellino parlavano solo con le sentenze”. Plateale menzogna, visto che entrambi furono protagonisti di centinaia di dibattiti pubblici, feste del Msi e dell’Unità, programmi tv, libri, articoli. Queste assurde polemiche dividono e disorientano il fronte della legalità, regalando munizioni a chi non chiede di meglio per sporchi interessi di bottega.

GEN
10
2013

Ingroia: prima riforma che farei è conflitto interessi

Il conflitto di interessi rappresenta un grave problema per il paese, il problema e’ che è più diffuso di quello che si possa pensare ed è un problema trasversale a tutte le forze politiche, benché il Centro destra ne abbia fatto una causa fondante. Purtroppo si tratta di un tema ignorato dal centro sinistra e dalla destra, “Rivoluzione civile” sarà in Parlamento per ricordarlo e lo proporrà tra le priorità della prossima legislatura.

[FONTE: l'articolo originale]

Roma, 6 gen. (TMNews) – “La prima riforma che farei? Credo sia quella che tutti dicono di voler fare ma che nessuno ha mai fatto: quella del conflitto di interessi”. Lo ha dichiarato il leader di ‘Rivoluzione civile’, Antonio Ingroia, a “L’intervista della Domenica” su Tgcom24.

A suo giudizio, si tratta di “uno degli ostacoli principali all’affermazione di alcuni diritti, come il pluralismo e la libertà dell’informazione che porta a catena una serie di altri diritti negati, come l’accesso all’informazione, che è anche diritto alla partecipazione, quindi diritto democratico”.

“Farei poi anche – ha spiegato Ingroia – delle leggi che migliorino l’accesso alla scuola pubblica e al lavoro. I diritti dei lavoratori sono stati mortificati. La crisi è stata pagata dai più poveri e dal ceto medio che si è sempre più impoverito. Chiedo di fare una vera imposta patrimoniale severa così che i più poveri paghino meno e i più ricchi di più. Poi deve crescere l’economia, con meno burocrazia e un maggiore controllo di legalità, premiando l’economia legale e colpendo quella illegale. Vorrei dare caccia senza tregua ai patrimoni illeciti per restituire i soldi ai cittadini per bene”.